L’assessore Sacchetto propone di aumentare le specie cacciabili – 31/01/2012

31/1/2012 – Comunicato stampa

CACCIA: L’ASSESSORE SACCHETTO PROPONE DI AUMENTARE LE SPECIE CACCIABILI


Durante i lavori della Terza Commissione del Consiglio Regionale, l’Assessore alla caccia Claudio Sacchetto (Lega Nord) ha proposto un emendamento al proprio disegno di legge, il quale, tra le altre cose, prevede:

– l’inserimento di ben 10 nuove specie tra quelle cacciabili (allodola, gallinella d’acqua, frullino, folaga, alzavola, marzaiola, moriglione, mestolone, fischione, ghiandaia), il che porterebbe il numero di specie cacciabili in Piemonte da 29 a 39. Alcune di queste specie sono rarissime nella nostra regione, altre sono di dimensioni paragonabili a quelle del passero (allodola).

– l’introduzione dell’arco tra i mezzi di caccia consentiti. L’arco quasi sempre ferisce solamente gli animali, che vanno poi  a morire lontano, tra atroci sofferenze. L’arco, più che mezzo di caccia, è mezzo di tortura.

l’ampliamento dei periodi di caccia. Alcuni dei periodi proposti superano i limiti previsti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la massima autorità scientifica in materia), i quali, recependo la Direttiva Europea sulla protezione degli uccelli, prevedono la protezione degli uccelli durante il ritorno ai luoghi di nidificazione ed il periodo di dipendenza dei piccoli dai genitori. La proposta è pertanto palesemente incostituzionale e, ove approvata, causerebbe gravi danni alla consistenza delle popolazioni selvatiche.

– l’introduzione della caccia in deroga alle specie protette dalla Comunità Europea. Alle numerose sanzioni che la Comunità Europea ha inflitto all’Italia per i provvedimenti illegittimi di alcune Regioni in ordine alla possibilità di cacciare specie protette, si aggiungeranno così anche quelle determinate dalla nuova normativa della Regione Piemonte.

La proposta di Sacchetto si colloca in direzione diametralmente opposta a quella del referendum contro la caccia, richiesto ben 25 anni fa da oltre 60.000 cittadini e che si svolgerà nella prossima primavera. A breve il TAR nominerà un commissario ad acta per fare svolgere il referendum, sostituendosi ad una inadempiente Regione, che fa di tutto pur di impedire ai cittadini di manifestare il loro pensiero sulla caccia.
I tre maggiori partiti presenti in Regione (PDL, Lega Nord, PD), invece di difendere le ragioni della democrazia e della fauna selvatica, sostengono in commissione le deteriori richieste dell’estremismo venatorio. Di democrazia se ne parla solo quando è il momento di chiedere il voto ai cittadini…..

Per il Comitato promotore del Referendum regionale contro la caccia
Piero Belletti
Roberto Piana

 

 

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E’ ormai troppo tardi per impedire il Referendum

“E’ ormai troppo tardi per impedire che si tenga il referendum sulla caccia. Ci può essere una sola condizione perché si verifichi: che la Legge Regionale che la Giunta Cota sta predisponendo accolga i quesiti referendari. E’ vero che è un momento difficile dal punto di vista economico e le risorse del referendum potrebbero essere risparmiate, ma anche il riconoscimento dei diritti dei cittadini non ha meno valore.” – Nino Boeti

http://www.consiglioregionale.piemonte.it/9/assemblea/curriculum/boetia.htm

 

 

 

 

 

 

 

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Caccia, il referendum fa scoppiare il bubbone (Eco Risveglio)

Bugnano (IDV) sul piede di guerra.

“Per un quarto di secolo si è impedito ai piemontesi di esprimersi, sin dal 1987 quando nella nostra regione vennero raccolte circa 60 mila firme per abrogare  alcuni articoli della legge regionale sulla caccia allora vigente – commenta la senatrice piemontese dell’Idv Patrizia Bugnano – Nel dicembre 2011 dopo un’estenuante battaglia legale portata avanti dal Comitato referendario, la Corte di appello di Torino si è pronunciata definitivamente sulla legittimità dei referendum. La situazione sembrava finalmente sbloccata: il referendum si doveva fare”.

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16/01/2012 – No allo scippo del referendum

16 gennaio 2012
COMUNICATO STAMPA

NO ALLO SCIPPO DEL REFERENDUM

La Terza Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte sta discutendo in merito a possibili modificazioni della legge regionale sulla caccia. Il Comitato Promotore del referendum regionale ritiene inaccettabili tali manovre, in quanto finalizzate al solo ed esclusivo scopo di impedire la consultazione popolare. Affermiamo ancora una volta come l’unica possibilità di evitare il referendum sia quella di recepire integralmente le richieste contenute nel quesito, come peraltro previsto da due proposte di legge giacenti in Consiglio Regionale. Ogni altra soluzione non potrà essere accettata, ivi compresa quella di un recepimento solo parziale dei quesiti. Questo trucchetto fu già adottato nel 1988, ma dichiarato illegittimo dalla Corte di Cassazione nel 2002, dal Tribunale di Torino nel 2008 ed infine dalla Corte d’Appello nel 2010.

A PROPOSITO DEI COSTI
Il Comitato è cosciente dei costi che sarà necessario sostenere per indire il referendum. Occorre però rilevare che il referendum è l’unica forma di partecipazione popolare diretta prevista dal nostro ordinamento, oltre le elezioni. Bisogna poi ricordare come la consultazione avrebbe dovuto tenersi già 24 anni fa, in un periodo in cui le casse regionali avrebbero sopportato senza grossi problemi i costi dell’operazione. Ciò non è avvenuto solo per la politica ostruzionista ed antidemocratica della Regione in tutti questi anni, guidata da maggioranze sia di centro-sinistra che di centro-destra. Inoltre, quanto è costata alla collettività una battaglia legale durata 25 anni, con frequenti ricorsi a collegi legali esterni alla Regione stessa? Infine, ricordiamo come il Comitato Promotore ha da sempre proposto l’accorpamento del referendum ad altre consultazioni, in modo da ridurne drasticamente i costi. L’ultimo esempio risale allo scorso mese di giugno, quando si tennero i referendum nazionali su acqua pubblica, energia nucleare e legittimo impedimento. Ma la Regione nemmeno rispose alla nostra proposta. Nella prossima primavera si svolgeranno elezioni amministrative in molte città del Piemonte: chiediamo quindi con forza che la stessa data venga utilizzata anche per il referendum sulla caccia.

NON SI PUÒ ABROGARE LA LEGGE 70 DEL 1996
L’abrogazione della Legge 70/1996 rappresenterebbe un atto gravissimo, sia sotto il profilo giuridico che sotto quello ambientale. Cancellare una legge per impedire che gli elettori vi si esprimano ci pare un atto altamente antidemocratico, indegno di un Paese civile quale vuole essere il nostro. Inoltre, senza una legge regionale entrerebbe in vigore la normativa nazionale, che è però molto più permissiva. In pratica, si andrebbe in direzione opposta a quella prevista dai quesiti referendari. Inoltre, la mancanza di una legge regionale creerebbe problemi di natura applicativa di difficile se non impossibile soluzione (ad esempio deleghe alle Provincie, vigilanza e sanzioni, ecc.).
L’unica via percorribile per evitare il ricorso alle urne continua quindi ad essere il totale recepimento dei quesiti referendari (limitazione del prelievo venatorio a 4 specie, divieto di cacciare la domenica e su terreno coperto da neve, limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie).

Per il Comitato Promotore del referendum regionale sulla caccia
Piero Belletti

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Lunedì 16 gennaio 2012 ore 14,00 – Presidio a Torino

 

Lunedì 16 gennaio 2012 ore 14,00 – Torino

Presidio di fronte alla sede del Consiglio Regionale in via Alfieri 15

NO ALLO SCIPPO DEL REFERENDUM

Nonostante la Corte d’Appello di Torino abbia chiaramente riconosciuto la legittimità del
referendum regionale sulla caccia, la Regione Piemonte continua a cercare sotterfugi per
evitare la consultazione popolare. Addirittura, l’Assessore regionale alla caccia, Claudio
Sacchetto, ha proposto la totale abrogazione della legge regionale in materia. I costi della
consultazione popolare non sono certo una motivazione valida per cancellare l’unica forma
di partecipazione diretta prevista dal nostro ordinamento, oltre le elezioni, e calpestare i
diritti democratici della cittadinanza.

L’unica via percorribile per evitare il ricorso alle urne continua ad essere il totale
recepimento dei quesiti referendari (limitazione del prelievo venatorio a 4 specie, divieto di
cacciare la domenica e su terreno coperto da neve, limitazione dei privilegi concessi alle
aziende faunistico-venatorie).

Su questi argomenti è indetta una conferenza stampa, che si terrà il giorno
Lunedì 16 gennaio 2012, alle ore 14.30
presso la sede del Consiglio Regionale del Piemonte (via Alfieri 15)

Contestualmente verrà organizzato, a partire dalle ore 14.00,
un presidio popolare di fronte alla sede del Consiglio Regionale (v. Alfieri 15)
per chiedere a gran voce il rispetto delle leggi
ed un serio impegno per la tutela della fauna selvatica.

Per il Comitato Promotore
Piero Belletti e Roberto Piana

 


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Gli effetti dell’emendamento dell’assessore Sacchetto

GLI  EFFETTI DELL’EMENDAMENTO DELL’ASSESSORE SACCHETTO

Il 29 dicembre 2010 la Corte d’Appello del Tribunale di Torino ha posto la parole fine a
24 anni di  battaglie legali tra il Comitato Promotore del Referendum regionale contro la
caccia che nel 1987 raccolse 60.000 firme in calce  alla domanda referendaria e la
Regione  Piemonte.
Il referendum si dovrà svolgere in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno 2012.
Solo una legge che recepisse integralmente il quesito referendario potrebbe
impedire il voto popolare. Il 25 gennaio 2012 il TAR del Piemonte nominerà un
Commissario ad acta per avviare l’iter referendario. I cittadini elettori piemontesi si
esprimeranno sicuramente in grandissima maggioranza per limitare l’attività venatoria.
L’Assessore alla caccia della Regione Piemonte Claudio Sacchetto, strenuo difensore dei
cacciatori, pur di impedire il voto popolare, ha presentato ieri 9 gennaio 2012 in III
Commissione  un emendamento ad una propria proposta di legge finalizzato ad abrogare
per intero l’attuale legge regionale sulla caccia n. 70/96.  Ove approvato la caccia
verrebbe regolata in Piemonte dalla sola legge quadro nazionale n. 157/92 molto più
permissiva.  Scomparsa la legge regionale sarebbe impossibile svolgere il referendum e
l’attività venatoria in Piemonte sarebbe salva.
Ma quali conseguenze avrebbe sul nostro ordinamento questa proposta di Sacchetto
ove fosse approvata?

1 – VUOTO NORMATIVO
La legge nazionale demanda alle regioni tutta usa serie di adempimenti obbligatori che
verrebbero meno nel caso dell’abrogazione della legge regionale senza la sua
sostituzione con altra normativa. Anche se alcuni provvedimenti amministrativi non in
contrasto con la legge nazionale rimanessero operativi verrebbe smantellato un intero
assetto gestionale senza che siano date soluzioni alternative.
Scomparirebbero i criteri per l’attività tassidermica, quelli per l’istituzione delle zone di
protezione, delle aziende private di caccia, degli  ATC e dei CA, delle zone di
allenamento e gare dei cani da caccia, delle zone di ripopolamento e cattura, degli
allevamenti di fauna selvatica e le relative norme di gestione.
Scomparirebbero organismi importanti che sovrintendono la gestione della fauna
selvatica nella nostra regione come l’Osservatorio regionale sulla fauna selvatica ed i
Comitati regionali e provinciali di coordinamento delle politiche venatorie.
Sparirebbero persino gli esami e le commissioni d’esame per l’abilitazione venatoria.

2 – AUMENTO DELLE SPECIE CACCIABILI E PERIODI VENATORI
Con l’abrogazione della legge regionale le specie cacciabili passerebbero dalle attuali  29
alle 48 delle legge nazionale. I periodi dell’attività venatoria si allungherebbero
ulteriormente. I giorni di caccia passerebbero dagli attuali tre a cinque. Il carniere
giornaliero e stagionale dei cacciatori, buttato nel cestino, consentirebbe di abbattere
animali in numero illimitato. Vent’anni di politiche di tutela verrebbero cancellati con
un colpo solo.3 – RITIRO DELLE DELEGHE ALLE PROVINCE
Con l’abrogazione della legge regionale alcune deleghe amministrative date alle Province
tornerebbero in capo alla Regione. Tra queste ricordiamo il contenzioso amministrativo
da pochi mesi trasferito alle Province con enormi difficoltà di riorganizzazione del
servizio e costi esorbitanti. Tutta fatica per nulla.

4 – SANZIONI ABOLITE!
L’abrogazione dell’intero impianto sanzionatorio amministrativo della legge regionale
n. 70/96 getterebbe gli operatori della vigilanza nella più completa incertezza.
La legge nazionale affida alle regioni il compito di sanzionare molti comportamenti
illeciti. Le sanzioni per questi comportamenti verrebbero cancellate dall’emendamento di
Sacchetto.
Non sarebbe più sanzionato:
– cacciare in ambito di caccia diverso da quello assegnato
– cacciare l’avifauna migratoria a meno di 1.000 metri dai valichi montani
– l’uso dei cani nella caccia gli ungulati
– cacciare da appostamento a meno di 200 metri dalle zone di divieto
– addestrare i cani a meno di 100 metri dai luoghi dove la caccia è vietata
– causare volontariamente spostamenti della fauna selvatica per allontanarla dalle
zone di protezione
– cacciare con fonti luminose
– produrre, vendere e detenere trappole per la fauna selvatica e reti da uccellagione
– l’uso della caccia con i richiami vivi
– cacciare senza tesserino venatorio
– cacciare a rastrello
– superare i limiti di carniere
– non recuperare i bossoli delle cartucce
– effettuare il tiro a volo su uccelli
– allevare specie selvatiche senza autorizzazione
– lasciare i cani liberi di vagare ovunque
– oltrepassare il limite numerico dei cani durante la caccia
– oltrepassare il limite delle giornate di caccia
il che causerebbe una gravissima deregolamentazione dell’attività venatoria con
distruzione del nostro patrimonio naturale.
Non sarebbe più sanzionato:
–    cacciare senza licenza
– cacciare senza essere accompagnati per i cacciatori neoabilitati
– cacciare nelle ore notturne
– trasportare nei centri abitati ed a bordo di veicoli armi cariche (per questa
violazione oggi è prevista addirittura la confisca dell’arma)
il che causerebbe gravi pericoli per la pubblica incolumità.

CHE SENSO HA TUTTO QUESTO?
Il primo dubbio che poniamo al Presidente della III Commissione, già dichiaratosi
schierato a favore dei cacciatori,  riguarda la  ricevibilità di simile emendamento che
creerebbe un pazzesco caos amministrativo, distruggerebbe  la fauna selvatica e ad
esporrebbe i cittadini a gravi pericoli per la loro sicurezza. A nostro avviso
l’emendamento di Sacchetto non è nemmeno ricevibile.
Non vogliamo poi pensare che vi siano nel nostro Consiglio regionale eletti del
popolo tanto irresponsabili da assecondare questa proposta che ha il solo e dichiarato
scopo di impedire la legittima espressione del voto popolare.
Chi sbandiera i costi del referendum per cercare di sottrarre questo strumento di
democrazia diretta al popolo sovrano non la racconta giusta.
E’ possibile evitare il referendum senza spendere una lira e senza gettare nel
caos la nostra regione:  sarebbe sufficiente che il Consiglio regionale approvi una
legge che recepisca integralmente il quesito referendario!
In III Commissione  sono state depositate ben due proposte di legge che vanno in
questa direzione. Non esistono altre vie legali per evitare il referendum. Se davvero si
vogliono risparmiare i costi della democrazia è necessario seguire le regole della
democrazia.
In una società civile e democratica proposte come quella di Sacchetto sarebbero
rispedite al mittente e l’autore sarebbe prontamente invitato a farsi da parte e a
cercarsi un altro mestiere.

Torino, 10 gennaio 2012
Roberto Piana
Presidente della LAC Lega per l’abolizione della caccia – Sezione Piemonte
Componente del Comitato Promotore del Referendum regionale contro la caccia

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Ė un diritto di tutti i piemontesi votare e far votare il referendum sulla caccia

La caccia è un’attività sempre meno tollerata dai cittadini a causa del suo impatto negativo sulle popolazioni di fauna selvatica, sulle proprietà e sulla tranquillità di chi vive in campagna, sui terreni da anni interessati dall’inquinamento da piombo, sulle casse dello Stato, province, regioni a causa dei costi di gestione e dei controlli.
Detto ciò credo sia un diritto / dovere di tutti i piemontesi, sottratto a torto per ben 25 anni, votare e far votare il referendum sulla caccia della prossima primavera. 
E’ un’occasione da non perdere che milioni di altri cittadini italiani invidiano. 
Il Piemonte può e deve essere la regione dalla quale far partire una concreta azione contro la lobby venatoria che nel nostro paese si sta espandendo in modo virulento  da troppi anni. 

Andrea Zanoni 
Eurodeputato di Italia dei Valori

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“La giunta abroga la legge e fa decadere il referendum, atteggiamento inaccettabile e offensivo” – Fds

ARTESIO (FDS) – CON UN TRUCCO LA GIUNTA ABROGA LA LEGGE E FA DECADERE IL REFERENDUM SULLA CACCIA ATTESO DA 25 ANNI, ATTEGGIAMENTO INACCETTABILE E OFFENSIVO

“Nel corso della Commissione Agricoltura odierna, a fronte della presentazione di diverse proposte di legge sulla caccia, la Giunta Regionale – attraverso l’Assessore Sacchetto – ha presentato un emendamento alla pdl della maggioranza che, abrogando la legge di riferimento, fa decadere la radice delle diverse proposte e, di fatto, annulla il referendum sulla caccia”, sottolinea Eleonora Artesio, capogruppo regionale della Federazione della Sinistra.

“Nel 2012 saranno 25 anni che il Piemonte aspetta il referendum sulla caccia: nella  primavera-estate del 1987 infatti nella nostra Regione vengono raccolte circa 60.000 firme in calce alla richiesta di un referendum regionale che chiede l’abrogazione di alcuni articoli della Legge Regionale 60/79, la normativa allora vigente in materia di caccia”.

“La storia travagliata dell’ammissibilità del referendum passa poi attraverso diverse sentenze dei tribunali amministrativi e, dopo 25 anni e 9 gradi di giudizio, il referendum si sarebbe dovuto tenere in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.”

“Con questo trucco la Giunta prova ad evitare il ricorso alla democrazia, alla volontà popolare e al giudizio dei cittadini su un tema così delicato. Come opposizione abbiamo scritto al Presidente del Consiglio Cattaneo perché intervenga a sanare questa situazione che è dubbia sul piano formale e inopportuna sul piano delle relazioni politiche, oltre che offensiva verso il Comitato Referendario e i cittadini che si sarebbero dovuti esprimere”.

Torino, 9 Gennaio 2012

———————————————————
Matteo Salvai
Ufficio stampa Federazione della Sinistra


 

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“Referendum sulla caccia? Troppo costoso!” di D.Bono-F.Biolè

Tratto da Movimento Cinque Stelle Piemonte

Ne abbiamo parlato già diverse volte di caccia, quiqui ad esempio.

La caccia sta diventando il simbolo del modo distorto in cui l’Italia e la politica, Regione compresa, sta considerando in modo distorto la democrazia. Nel 1987 vennero raccolte oltre 60 mila firme per un referendum sulla caccia che andava a limitare e regolamentare l’attività venatoria, non ad eliminarla.

I quattro quesiti chiedevano ai cittadini se erano favorevoli a regoamentare l’attività venatoria attraverso le seguenti azioni:

a) protezione per 25 specie selvatiche oggi cacciabili (17 specie di uccelli e 8 specie di mammiferi),
b) divieto di caccia sul terreno innevato
c) abolizione delle deroghe ai limiti di carniere per le aziende faunistiche private
d) divieto di caccia la domenica. Non era possibile nel 1987 proporre un quesito che abolisse del tutto la caccia attraverso un referendum regionale essendo l’attività venatoria prevista da una legge nazionale.

Nel 1988 invece di indire il referendum, l’allora Giunta e maggioranza di centro-sinistra eliminano la legge su cui il referendum andava ad abrogare i 4 punti, andando ad aprire un contenzioso che è durato 24 anni e 9 gradi di giudizio. Secondo alcuni pareri legali infatti decadendo la legge su cui doveva agire il referendum, lo stesso referendum non avrebbe più avuto valore, per altri, no; alla fine con sentenza 1896 del 29 dicembre 2010 della Corte di appello di Torino viene sancita la sussistenza del diritto soggettivo del Comitato promotore del referendum all’espletamento della procedura referendaria.

La Giunta leghista oltre al forte legame con la Chiesa Cattolica (nonostante continuino i riti pagano-celtici), pare avere un forte legame con la lobby dei cacciatori. Quindi fa di tutto per liberalizzare la caccia, in direzione opposta rispetto al referendum della caccia.

Così, mentre siamo in Commissione ad analizzare 6 testi di legge presentati dai consiglieri, con un colpo di mano che riteniamo legislativamente e politicamente “eversivo”, nei confronti del Regolamento e delle prerogative del Consiglio, l’Assessore Sacchetto, presenta un emendamento che ripete quanto già successo nel 1988: cioè abroga integralmente la l.r. 70 del 1996, attualmente legge quadro in materia di caccia, facendo decadere tutte le proposte di legge fatte dai consiglieri, di maggioranza e minoranza, nonchè lo stesso, attesissimo, referendum sulla caccia che da sentenza della Corte si dovrebbe svolgere in primavera. La caccia a questo punto resta regolamentata solo dalla legge nazionale del 1992 molto meno restrittiva.

Il presidente della Commissione Vignale (PDL) e l’Assessore Sacchetto (Lega), su imput di Cota, hanno pure osato affermare che il costo di un referendum (simile a quello di un’elezione regionale, circa 20 milioni di euro) è troppo elevato e che la Regione ad oggi, in esercizio di bilancio provvisorio, non avrebbe le risorse. Abbiamo ribattuto che allora nel 2015 potremmo non fare le elezioni regionali visto che hanno un costo. Sicuramente l’accorpamento con le elezioni amministrative, o politiche nazionali, insieme all’eliminazione del quorum come da noi proposto con la pdl 112, l’utilizzo di scrutinatori volontari estratti a sorte, la possibilità divoto elettronico o via posta (come fanno nel resto del mondo), aiuterebbe a ridurre i costi di un referendum.

Ma è davvero una questione di soldi o di consenso elettorale? E può l’esercizio della democrazia essere limitato dalla carenza, vera o presunta, di soldi (che però per le campagne pubblicitarie per il TAV ci sono)? Secondo noi, no, secondo il centro-sinistra (che si è opposto fino al 2010) e centro-destra sì.

 

Leggi l’articolo originale per rispondere al sondaggio

 

 

 

 

 

 

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“In Piemonte il referendum regionale sulla caccia rischia di saltare” – Sen. Bugnano

Nel giorno in cui si attende la decisione della Consulta sul referendum elettorale anti-Porcellum, il cui esito auspichiamo essere positivo in modo da consentire ai cittadini di esprimersi attraverso quello che è il più nobile strumento di democrazia, la Lega in Piemonte sta mettendo in atto un vero e proprio attentato alla democrazia per quanto riguarda il referendum regionale sulla caccia.

Per un quarto di secolo, sin dal 1987, quando in Piemonte vennero raccolte circa 60.000 firme per abrogare alcuni articoli della legge regionale allora vigente sulla caccia, la 60/1979, si è impedito ai cittadini piemontesi di esprimere il proprio voto; poi, nel dicembre 2011, dopo un’estenuante battaglia legale portata avanti dal Comitato referendario, la Corte di Appello di Torino si è pronunciata in modo definitivo sulla legittimità del referendum. La situazione sembrava finalmente sbloccata e, quindi, teoricamente il referendum si sarebbe dovuto svolgere. Nel frattempo, alcune forze politiche, fra cui l’Italia dei Valori, hanno presentato in Regione una proposta di legge che, sostanzialmente, recepiva le istanze referendarie che – ricordiamo – non erano volte ad abrogare la caccia, ma ad ottenerne una rigorosa limitazione, riducendo il numero delle specie da cacciare a quattro (cinghiale, fagiano, lepre, minilepre) e vietando la caccia sul terreno innevato e la domenica.

A sorpresa, invece, due giorni fa l’assessore regionale leghista all’agricoltura, alla caccia e alla pesca, Claudio Sacchetto ha presentato alla III Commissione dell’Assemblea regionale piemontese un emendamento con il quale si abrogava la legge regionale quadro sulla caccia, ovvero quella da sottoporre al giudizio della consultazione referendaria, di fatto rendendo così operativa la legge nazionale sulla caccia del 1992 fortemente permissiva, al fine di approvare successivamente un’altra legge regionale anch’essa a maglie larghe.

Lo stesso assessore Sacchetto che, rispondendo nel luglio 2011 al question time del Consigliere Andrea Buquicchio (IDV), garantiva che la procedura di indizione del referendum si sarebbe tenuta nel 2012.

Il Presidente della Commissione Vignale (PDL) e l’assessore Sacchetto (Lega) hanno affermato che c’è un problema di costi per il referendum e che la Regione, ad oggi, in esercizio di bilancio provvisorio, non avrebbe le risorse. L’idea che si possa mortificare lo strumento referendario per una questione meramente economica è a dir poco assurda in qualsiasi democrazia. Tenuto conto che accorpando le elezioni amministrative che si svolgeranno in moltissimi comuni del Piemonte con la consultazione referendaria, non vi sarebbero di fatto costi aggiuntivi; in alternativa, la Regione Piemonte potrebbe approvare le proposte di legge esistenti che recepirebbero il contenuto del referendum e salvaguarderebbero in tal modo la volontà popolare.

Personalmente mi batterò perché i cittadini non vengano espropriati di un loro diritto.

Patrizia Bugnano

www.patriziabugnano.it

 

 

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