Gli effetti dell’emendamento dell’assessore Sacchetto

GLI  EFFETTI DELL’EMENDAMENTO DELL’ASSESSORE SACCHETTO

Il 29 dicembre 2010 la Corte d’Appello del Tribunale di Torino ha posto la parole fine a
24 anni di  battaglie legali tra il Comitato Promotore del Referendum regionale contro la
caccia che nel 1987 raccolse 60.000 firme in calce  alla domanda referendaria e la
Regione  Piemonte.
Il referendum si dovrà svolgere in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno 2012.
Solo una legge che recepisse integralmente il quesito referendario potrebbe
impedire il voto popolare. Il 25 gennaio 2012 il TAR del Piemonte nominerà un
Commissario ad acta per avviare l’iter referendario. I cittadini elettori piemontesi si
esprimeranno sicuramente in grandissima maggioranza per limitare l’attività venatoria.
L’Assessore alla caccia della Regione Piemonte Claudio Sacchetto, strenuo difensore dei
cacciatori, pur di impedire il voto popolare, ha presentato ieri 9 gennaio 2012 in III
Commissione  un emendamento ad una propria proposta di legge finalizzato ad abrogare
per intero l’attuale legge regionale sulla caccia n. 70/96.  Ove approvato la caccia
verrebbe regolata in Piemonte dalla sola legge quadro nazionale n. 157/92 molto più
permissiva.  Scomparsa la legge regionale sarebbe impossibile svolgere il referendum e
l’attività venatoria in Piemonte sarebbe salva.
Ma quali conseguenze avrebbe sul nostro ordinamento questa proposta di Sacchetto
ove fosse approvata?

1 – VUOTO NORMATIVO
La legge nazionale demanda alle regioni tutta usa serie di adempimenti obbligatori che
verrebbero meno nel caso dell’abrogazione della legge regionale senza la sua
sostituzione con altra normativa. Anche se alcuni provvedimenti amministrativi non in
contrasto con la legge nazionale rimanessero operativi verrebbe smantellato un intero
assetto gestionale senza che siano date soluzioni alternative.
Scomparirebbero i criteri per l’attività tassidermica, quelli per l’istituzione delle zone di
protezione, delle aziende private di caccia, degli  ATC e dei CA, delle zone di
allenamento e gare dei cani da caccia, delle zone di ripopolamento e cattura, degli
allevamenti di fauna selvatica e le relative norme di gestione.
Scomparirebbero organismi importanti che sovrintendono la gestione della fauna
selvatica nella nostra regione come l’Osservatorio regionale sulla fauna selvatica ed i
Comitati regionali e provinciali di coordinamento delle politiche venatorie.
Sparirebbero persino gli esami e le commissioni d’esame per l’abilitazione venatoria.

2 – AUMENTO DELLE SPECIE CACCIABILI E PERIODI VENATORI
Con l’abrogazione della legge regionale le specie cacciabili passerebbero dalle attuali  29
alle 48 delle legge nazionale. I periodi dell’attività venatoria si allungherebbero
ulteriormente. I giorni di caccia passerebbero dagli attuali tre a cinque. Il carniere
giornaliero e stagionale dei cacciatori, buttato nel cestino, consentirebbe di abbattere
animali in numero illimitato. Vent’anni di politiche di tutela verrebbero cancellati con
un colpo solo.3 – RITIRO DELLE DELEGHE ALLE PROVINCE
Con l’abrogazione della legge regionale alcune deleghe amministrative date alle Province
tornerebbero in capo alla Regione. Tra queste ricordiamo il contenzioso amministrativo
da pochi mesi trasferito alle Province con enormi difficoltà di riorganizzazione del
servizio e costi esorbitanti. Tutta fatica per nulla.

4 – SANZIONI ABOLITE!
L’abrogazione dell’intero impianto sanzionatorio amministrativo della legge regionale
n. 70/96 getterebbe gli operatori della vigilanza nella più completa incertezza.
La legge nazionale affida alle regioni il compito di sanzionare molti comportamenti
illeciti. Le sanzioni per questi comportamenti verrebbero cancellate dall’emendamento di
Sacchetto.
Non sarebbe più sanzionato:
– cacciare in ambito di caccia diverso da quello assegnato
– cacciare l’avifauna migratoria a meno di 1.000 metri dai valichi montani
– l’uso dei cani nella caccia gli ungulati
– cacciare da appostamento a meno di 200 metri dalle zone di divieto
– addestrare i cani a meno di 100 metri dai luoghi dove la caccia è vietata
– causare volontariamente spostamenti della fauna selvatica per allontanarla dalle
zone di protezione
– cacciare con fonti luminose
– produrre, vendere e detenere trappole per la fauna selvatica e reti da uccellagione
– l’uso della caccia con i richiami vivi
– cacciare senza tesserino venatorio
– cacciare a rastrello
– superare i limiti di carniere
– non recuperare i bossoli delle cartucce
– effettuare il tiro a volo su uccelli
– allevare specie selvatiche senza autorizzazione
– lasciare i cani liberi di vagare ovunque
– oltrepassare il limite numerico dei cani durante la caccia
– oltrepassare il limite delle giornate di caccia
il che causerebbe una gravissima deregolamentazione dell’attività venatoria con
distruzione del nostro patrimonio naturale.
Non sarebbe più sanzionato:
–    cacciare senza licenza
– cacciare senza essere accompagnati per i cacciatori neoabilitati
– cacciare nelle ore notturne
– trasportare nei centri abitati ed a bordo di veicoli armi cariche (per questa
violazione oggi è prevista addirittura la confisca dell’arma)
il che causerebbe gravi pericoli per la pubblica incolumità.

CHE SENSO HA TUTTO QUESTO?
Il primo dubbio che poniamo al Presidente della III Commissione, già dichiaratosi
schierato a favore dei cacciatori,  riguarda la  ricevibilità di simile emendamento che
creerebbe un pazzesco caos amministrativo, distruggerebbe  la fauna selvatica e ad
esporrebbe i cittadini a gravi pericoli per la loro sicurezza. A nostro avviso
l’emendamento di Sacchetto non è nemmeno ricevibile.
Non vogliamo poi pensare che vi siano nel nostro Consiglio regionale eletti del
popolo tanto irresponsabili da assecondare questa proposta che ha il solo e dichiarato
scopo di impedire la legittima espressione del voto popolare.
Chi sbandiera i costi del referendum per cercare di sottrarre questo strumento di
democrazia diretta al popolo sovrano non la racconta giusta.
E’ possibile evitare il referendum senza spendere una lira e senza gettare nel
caos la nostra regione:  sarebbe sufficiente che il Consiglio regionale approvi una
legge che recepisca integralmente il quesito referendario!
In III Commissione  sono state depositate ben due proposte di legge che vanno in
questa direzione. Non esistono altre vie legali per evitare il referendum. Se davvero si
vogliono risparmiare i costi della democrazia è necessario seguire le regole della
democrazia.
In una società civile e democratica proposte come quella di Sacchetto sarebbero
rispedite al mittente e l’autore sarebbe prontamente invitato a farsi da parte e a
cercarsi un altro mestiere.

Torino, 10 gennaio 2012
Roberto Piana
Presidente della LAC Lega per l’abolizione della caccia – Sezione Piemonte
Componente del Comitato Promotore del Referendum regionale contro la caccia

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace