16/01/2012 – No allo scippo del referendum

16 gennaio 2012
COMUNICATO STAMPA

NO ALLO SCIPPO DEL REFERENDUM

La Terza Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte sta discutendo in merito a possibili modificazioni della legge regionale sulla caccia. Il Comitato Promotore del referendum regionale ritiene inaccettabili tali manovre, in quanto finalizzate al solo ed esclusivo scopo di impedire la consultazione popolare. Affermiamo ancora una volta come l’unica possibilità di evitare il referendum sia quella di recepire integralmente le richieste contenute nel quesito, come peraltro previsto da due proposte di legge giacenti in Consiglio Regionale. Ogni altra soluzione non potrà essere accettata, ivi compresa quella di un recepimento solo parziale dei quesiti. Questo trucchetto fu già adottato nel 1988, ma dichiarato illegittimo dalla Corte di Cassazione nel 2002, dal Tribunale di Torino nel 2008 ed infine dalla Corte d’Appello nel 2010.

A PROPOSITO DEI COSTI
Il Comitato è cosciente dei costi che sarà necessario sostenere per indire il referendum. Occorre però rilevare che il referendum è l’unica forma di partecipazione popolare diretta prevista dal nostro ordinamento, oltre le elezioni. Bisogna poi ricordare come la consultazione avrebbe dovuto tenersi già 24 anni fa, in un periodo in cui le casse regionali avrebbero sopportato senza grossi problemi i costi dell’operazione. Ciò non è avvenuto solo per la politica ostruzionista ed antidemocratica della Regione in tutti questi anni, guidata da maggioranze sia di centro-sinistra che di centro-destra. Inoltre, quanto è costata alla collettività una battaglia legale durata 25 anni, con frequenti ricorsi a collegi legali esterni alla Regione stessa? Infine, ricordiamo come il Comitato Promotore ha da sempre proposto l’accorpamento del referendum ad altre consultazioni, in modo da ridurne drasticamente i costi. L’ultimo esempio risale allo scorso mese di giugno, quando si tennero i referendum nazionali su acqua pubblica, energia nucleare e legittimo impedimento. Ma la Regione nemmeno rispose alla nostra proposta. Nella prossima primavera si svolgeranno elezioni amministrative in molte città del Piemonte: chiediamo quindi con forza che la stessa data venga utilizzata anche per il referendum sulla caccia.

NON SI PUÒ ABROGARE LA LEGGE 70 DEL 1996
L’abrogazione della Legge 70/1996 rappresenterebbe un atto gravissimo, sia sotto il profilo giuridico che sotto quello ambientale. Cancellare una legge per impedire che gli elettori vi si esprimano ci pare un atto altamente antidemocratico, indegno di un Paese civile quale vuole essere il nostro. Inoltre, senza una legge regionale entrerebbe in vigore la normativa nazionale, che è però molto più permissiva. In pratica, si andrebbe in direzione opposta a quella prevista dai quesiti referendari. Inoltre, la mancanza di una legge regionale creerebbe problemi di natura applicativa di difficile se non impossibile soluzione (ad esempio deleghe alle Provincie, vigilanza e sanzioni, ecc.).
L’unica via percorribile per evitare il ricorso alle urne continua quindi ad essere il totale recepimento dei quesiti referendari (limitazione del prelievo venatorio a 4 specie, divieto di cacciare la domenica e su terreno coperto da neve, limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie).

Per il Comitato Promotore del referendum regionale sulla caccia
Piero Belletti

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