Caccia, referendum in Piemonte. Via libera dal TAR.

Caccia, referendum in Piemonte. Il via libera del Tar dopo venticinque anni.

Ce l’ha fatta: il Piemonte avrà il suo referendum sulla caccia. Dopo venticinque anni di battaglie, il comitato promotore, sostenuto dalle associazioni ambientaliste e da vari gruppi consiliari regionali fra cui IDV, SEL e 5Stelle, ha ottenuto il referendum. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo regionale che ha anche imposto alla Regione di fissare entro 15 giorni la data della consultazione, pena la nomina di un commissario ad acta. Lo stesso Tar ha fissato il periodo nel quale dovrà necessariamente aver luogo: una domenica compresa fra il 15 aprile e il 15 giungo prossimi. Il referendum regionale sulla caccia è una novità assoluta per l’Italia. Fino a oggi la materia venatoria era stata infatti oggetto solo di referendum nazionali. Due, in particolare, quelli del 1990 e del 1997, quando gli italiani sono stati chiamati a pronunciarsi sull’abrogazione tout court. In entrambi i casi il risultato fu negativo perché non venne raggiunto il quorum (43,4% nel 1990 e 30,2% nel 1997), nonostante la percentuale schiacciante dei contrari alla caccia (92,2% e 83,6%). La consultazione piemontese ha però un oggetto diverso: non l’abolizione delle «doppiette» ma l’introduzione di alcuni limiti, come il numero di specie che possono entrare nel loro mirino (quattro), il divieto di sparare la domenica e su terreni innevati e la riduzione dei prelievi concessi alle aziende faunistico-venatorie. Il Comitato promotore, che nel 1987 aveva raccolto 60 mila firme, non maschera le aspettative: «È finito il tempo degli inganni», gongola il referente Roberto Piana». Dall’altra parte, il governo regionale morde il freno con l’assessore regionale all’Agricoltura, il leghista Claudio Sacchetto: «Ribadisco la mia contrarietà alla consultazione ma la Regione provvederà comunque a fissare la data. È giusto che venga indetto referendum». Per il centrosinistra la sentenza è una «sconfitta politica della giunta Cota». E un plauso arriva anche dall’ex ministro del Turismo Pdl Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente: «Era ora. È un primo passo importante verso il raggiungimento dell’unico obiettivo da perseguire in maniera prioritaria: l’abolizione totale della caccia». Il problema ora, rimarcano i referendari, è sempre lo stesso: il quorum. Dal Veneto arriva invece la voce critica del sindaco di Verona Flavio Tosi, presidente della Federcaccia regionale: «Si tratta di uno spreco di risorse. Mi auguro che i cittadini piemontesi rispondano senza andare a votare, così dimostreranno ulteriormente l’inutilità della consultazione. In ogni caso, spero che non ci sia un effetto emulativo in altre regioni». Nel frattempo anche la Corte Costituzionale si è pronunciata sui calendari venatori, dichiarando illegittimi quelli delle Regioni intervenute con l’introduzione di una nuova norma anziché con un atto amministrativo.

Andrea Pasqualetto

Corriere della Sera Sabato 11 Febbraio 2012 pag. 31

 

 

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace