“Troppe vittime per un’attività eludibile come la caccia!” – di Fabrizio Biolé

Anche quest’anno l’attivissima Associazione Vittime della Caccia ha presentato il triste dossier che riguarda i casi di uccisioni e ferimenti legati all’attività venatoria della stagione 2011/2012.

Al di là dei numeri, che sono di poco inferiori rispetto allo scorso anno, e che rappresentano un totale sottostimato, elaborato esclusivamente grazie alla meticolosa raccolta di notizie e articoli sui media locali, ritengo che si possa dire che la caccia continua ad essere una delle più impattanti attività tra quelle eludibili.

Come tutti gli anni Daniela Casprini, presidentessa dell’Associazione, ha, in modo completamente volontario, ricostruito i dati, con nuove analisi legate all’età delle vittime e dei responsabili e introducendo per la prima volta quest’anno un nuovo parametro di valutazione: quello sulle vittime in ambito extravenatorio, che riserva qualche triste sorpresa. In pratica sono stati presi in considerazione anche tutti quegli eventi di ferimenti e uccisioni con armi da caccia, non strettamente correlate all’attività stessa (vendette, aggiustamento di conti, liti tra vicini e in famiglia), i quali hanno riportato ad un pesante bilancio aggiuntivo di 16 decessi.

Giovedì 2 febbraio ero alla conferenza stampa di presentazione del documento al pubblico presso lasala Nassirya all’interno del palazzo del Senato a Roma, nella duplice veste di rappresentante istituzionale pro-tempore impegnato insieme con Davide in una fitta attività emendativa in commissione consiliare contro quelli che sono stati e saranno i “chiari di luna” dell’Assessore Regionale Claudio Sacchetto e portavoce del Comitato Referendario Piemontese che da 25 anni sta portando avanti una giusta e sacrosanta testimonianza di civiltà per permettere ai cittadini piemontesi di esprimersi sui quesiti referendari che chiedono un forte restringimento dell’attività venatoria.

sondaggi nazionali o suddivisi per regioni, effettuati su campioni i più diversi, danno da tempo un risultato piuttosto netto che vede prevalere i contrari all’attività venatoria, e le manifestazioni di piazza come quella organizzata a Torino il 17 settembre dello scorso anno dimostrano, attraverso la nutrita partecipazione, che i risultati sono verosimili. E’ probabile che manchi una vera e propria rete che possa unire comitati, singoli cittadini e associazioni che hanno una posizione avversa all’attività venatoria.

Tornando ai dati scaturiti dalla ricerca, pur parziale, i morti per colpi di arma da fuoco nel corso dei cinque mesi di attività venatoria sono stati undici, e più di settanta i feriti in modo grave (tra cui due minorenni).

Il dossier, pur non essendo scientifico e onnicomprensivo – infatti tralascia tutti gli incidenti non legati all’utilizzo delle armi da fuoco, così come tutti i ferimenti sotto i venti giorni di prognosi – è ovviamente utile per un confronto a livello sociale, ma anche per un confronto istituzionale con chi ha la volontà, nella nostra regione, di seguire l’esempio di Lombardia, Toscana e Liguria dove, al di là del colore politico della Giunta, la caccia è sostenuta e ampliata con deroghe anche disallineate rispetto alle direttive europee, il che costringerà la nostra nazione a pagare ulteriori sanzioni comunitarie il cui ammontare supera il miliardo di Euro.

Importante dato da sottolineare è il fatto che una regione come la Sardegna, dove l’utilizzo delfucile ad anima rigata (che ha una gittata molto elevata), è stato recentemente introdotto, rappesenta uno dei territori di picco per quanto riguarda gli incidenti venatori nell’ultima stagione appena conclusa. E’ opportuno che i piemontesi sappiano che da pochi mesi la maggioranza ha introdotto la possibilità di utilizzare proprio lo stesso tipo di arma, che già era concessa su terreno montuoso, anche su terreno pianeggiante.

Centinaia, forse migliaia sono gli episodi che vedono come vittime animali da affezione (cani, gatti in primis, ma anche cavalli) moltissimi i potenziali eventi in qualche modo sventati o evitati per buona sorte – “tragedie sfiorate o evitate” nel dossier –

Il documento, molto interessante, si chiude con un paragone forse azzardato ma facilmente verificabile: chi ha mai pensato che, a ipotetica parità di ore destinate ad attività ineludibili, come quella lavorativa o la percorrenza in auto delle nostre autostrade, la caccia, attività non indispensabile, farebbe il doppio di morti nel primo caso e anche quattro volte tanto nel secondo?

Tornando ad ambiti strettamente locali, nella nostra regione la situazione è emblematica e rappresenta in questo momento un delicato ma importante banco di prova: i piemontesi potranno dare un forte segnale di partecipazione e incoraggiamento anche ai cittadini della altre regioni, tra pochi mesi, partecipando alla consultazione referendaria regionale sulla caccia, raggiungendo l’antidemocratico quorum del 50% più 1 e dando segno di grande responsabilità civile nel chiedere una forte riduzione dell’attività venatoria.

 

Articolo di Fabrizio Biolé (Consigliere Regionale Movimento 5 Stelle Piemonte) tratto da http://www.piemonte5stelle.it/

 

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace