Caccia: perché il referendum – LA STAMPA 17/3/2012

Volentieri rispondiamo al pensionato di Bra che chiede spiegazioni circa il Referendum sulla caccia nell’Editoriale dei lettori di sabato 10 marzo su La Stampa. Il lettore ha ragione quando dice che caccia e pesca vanno regolamentate: il Referendum del prossimo giugno ha infatti lo scopo di regolamentare l’attività venatoria in modo da adeguarla alla situazione ambientale e sociale dei nostri giorni.
Chi pratica la caccia oggi non lo fa con lo scopo di procurarsi cibo, ma pratica un hobby, segue una sua «passione», come tanti cacciatori amanodire. La caccia è quindi un’attività non necessaria, che però può avere, ed ha, conseguenze negative. Ricordiamo che ogni stagione venatoria miete numerose vittime tra gli stessi cacciatori, ma anche tra cittadini che possono essere colpiti trovandosi nei pressi di un cacciatore che spara: la stagione venatoria appena conclusa ha contato 86 vittime di cui 11 decedute. Tra le richieste referendarie, quella di vietare la caccia alla domenica ha l’obiettivo di ridurre il rischio di incidenti per escursionisti, cercatori di funghi, ecc.

Consideriamo poi l’impatto della caccia verso i diretti «interessati», e cioè gli animali. Tante specie sono alla pura sopravvivenza a causa dei vari usi del nostro territorio oltre che della caccia, e pare tutt’altro che logico eliminare e per divertimento gli ultimi sopravvissuti. Questo è il caso delle specie tipiche della zona alpina che consistono ormai in poche decine di esemplarie che questo Referendum vuole tutelare.
Il paragone con la pesca è più appropriato, essendo attività del tempo libero e che può fare danni ai corsi d’acqua (eccesso di prelievo, ripopolamenti inopportuni), ma che non miete vittime umane ed è stata recentemente regolamentata (Legge Reg. 37 del 2006) per renderla più sostenibile.

Infine, seppure molti anche tra i promotori siano convinti che alla base delle attività citate (pesca, caccia, allevamento) ci sia la stessa concezione degli animali da sfruttare ed uccidere, e non la condividano, ricordiamo che è già stata coniata la parola «benaltrismo» per definire l’atteggiamento di chi dice che bisognerebbe cambiare tutto in modo da…non cambiare niente.

Rossana Vallino
Comitato Promotore del Referendum Caccia

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace