Sono figlio di un cacciatore. E come lui lo fu mio nonno.

Sono figlio di un cacciatore e come lui lo fu mio nonno; per decenni – da non cacciatore – ho giudicato bene gli argomenti di molti cacciatori, in particolare quello in cui mi si diceva che gli allevamenti sono dei lager, mentre la caccia offre una possibilità agli animali di vivere in libertà regalando anche una probabilità di sopravvivenza. Vero.

Poi un giorno persone che vivono in cascine ai limiti del bosco mi hanno raccontato che si sono sentiti sparare a pochi metri, tanto che hanno i segni delle fucilate sui muri.

Poi un giorno che ero nei boschi con i miei cani (da guardia), un guardacaccia mi ha piantato una grana perché “nei boschi con loro non potevo andare in quanto disturbavo la selvaggina”.

Poi un giorno ho trovato dei cartelli su cui c’era scritto che per cinque giorni alla settimana per un mese non si sarebbe potuto entrare nei boschi perché cacciavano i cinghiali.

Poi un giorno ho trovato allucinanti trappole e cani straziati dalle medesime.

Poi un giorno ho visto cartelli boschivi e altri oggetti devastati da rose di fucili da caccia.

Poi un giorno ho sentito sparare come in guerra.

Poi un giorno ho letto quanti incidenti mortali ogni anno provoca questo “sport”.

Poi un giorno ho visto quante belle cartucce di plastica si trovano nei boschi, lasciate da questi amanti della natura.

Poi un giorno ho sentito di leggi che vorrebbero lasciare caccia libera a volatili in via d’estinzione.

Poi un giorno ho sentito parlare di antica tradizione da gente che non ha la più pallida idea di cosa sia la tradizione.

Poi un giorno mi hanno spiegato quanti affari milionari si celino dietro armi e munizioni.

Poi un giorno ho sentito raccontare di cacciatori che non mangiavano nemmeno la loro cacciagione.

Poi un giorno ho sentito raccontare di animali feriti morti dissanguati con la loro prole disperata vicina.

Ma nonostante tutto ciò ho continuato a pensare che gli allevamenti, così come sono ancora concepiti, siano molto peggio e che ad ogni modo noi umani siamo carnivori e che quindi in qualche maniera gli animali vadano sacrificati.

Poi però mi sono chiesto, già che ci reputiamo civili, se non sarebbe forse stato il caso di rivedere il nostro concetto in merito: Gandhi a tal proposito diceva che il livello di civiltà di un popolo si misura da come questo tratta gli animali.

Oggi la caccia non si pratica più per sopravvivenza e questo è un fatto incontestabile, ci dicono invece che la si pratica per sport o perché i cacciatori sarebbero amanti della natura: ingenuamente mi chiedo allora, già che sopravvivenza non è più e che per il resto potrebbero fare la stessa cosa senza fucili, se non si potrebbe perciò abolire senza alcun problema. Ma temo non la raccontino giusta e che forse dietro all’amore per la natura e dello sport credo si celino altre faccende: sarebbe perciò interessante sapere quali siano, rispondano perciò i cacciatori già che fino ad ora le motivazioni da loro fornite non
convincono affatto.

Lodovico Ellena


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