27/4 – Caccia, mediazione risibile, al ribasso e irrispettosa dei quesiti referendari

“In zona Cesarini la Giunta e la maggioranza regionale si son accorte del referendum del 3 giugno e, dopo aver ignorato se non irriso i referendari e trascinato in commissione consiliare il testo per una nuova regolamentazione dell’attività venatoria, ora vogliono ad ogni costo evitare la scadenza referendaria ”, sottolinea Eleonora Artesio, capogruppo regionale della Federazione della Sinistra.

“La questione è sostanziale e riguarda il rispetto dell’espressione della democrazia diretta contemplata dalle leggi dello stato e della regione. Principio che vale sempre indipendentemente dall’oggetto. L’oggetto poi è tra quelli che attiene alle sensibilità trasversali”.

“Anziché seguire la strada maestra, ovvero assumere in legge i quesiti referendari, la maggioranza regionale vuole sfilare l’oggetto del referendum, cioè la legge 70 e prefigurare il testo di una nuova legge successiva su cui, tra provocazioni e mediazioni al ribasso, si è misurata la commissione consiliare. La riduzione delle specie cacciabile passerebbe da 29 a 24, il divieto di caccia prolungato di sole due domeniche e una limitazione del divieto di caccia su neve. Correzioni risibili rispetto alla portata dei quesiti referendari. Inoltre in attesa della nuova legge regionale, l’attività venatoria sarà regolata della ben più permissiva legge nazionale”.

“Infatti non si è raggiunto alcun accordo e tra i voti contrari (tra cui il nostro), i non partecipanti, le fronde interne alla maggioranza e le riserve di voto in aula, solo Lega, parte del Pdl e Udc hanno sottoscritto l’impegno”.

“Ovviamente la grancassa sarà sul risparmio dei costi del referendum e ora Cota scopre l’importanza delle politiche sociali, rispetto alle quali finora è stato o indifferente  o colpevole, visto che siamo ufficialmente ancora lontani dalla spesa consolidata sostenuta dai consorzi socio-assistenziali”.

“I cittadini devono essere rispettati sia quando necessitano di tutele attraverso i servizi sociali, sia quando la loro libertà di partecipazione deve essere garantita dalle istituzioni. Quindi la contrapposizione è ipocrita”.

Torino, 27 Aprile 2012

 

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