Una riflessione sui costi del referendum

La giustificazione ufficiale ai tentativi della Giunta Regionale di affossare il referendum del prossimo 3 giugno è quasi sempre la stessa: impedire di sprecare oltre 20 milioni di Euro.

Intanto, diciamo subito che sarebbe una spesa (o, meglio, un investimento) e non certo uno spreco.

Le iniziative che favoriscono la democrazia e la partecipazione diretta del popolo alla gestione dei beni comuni non possono essere semplicemente liquidate come “uno spreco”. Se così fosse, cosa  dovremmo allora dire del finanziamento pubblico (scusate, volevo dire rimborso elettorale) che viene concesso ai partiti politici?

Tra l’altro per importi ben superiori a quelli di cui si parla nel caso  del referendum.

Si dirà: perché i partiti sono uno  strumento fondamentale nell’esercizio  democratico. Già, e invece il referendum no? E addirittura, perché fare le elezioni? Anche loro sono uno “spreco”?

Potremmo risolvere il problema della rappresentanza del popolo nelle istituzioni ad  esempio con un sorteggio. Ci costerebbe molto di meno!
Comunque, siamo tutti d’accordo sul fatto che se riuscissimo ad evitare la spesa per il referendum sarebbe un fatto positivo. Anche se c’è da dire che è una spesa che poteva e doveva essere  affrontata 25 anni fa, quando il referendum fu indetto e legittimamente ottenuto e quando le casse  della Regione non erano così disastrate come oggi.

Inoltre, in questi 25 anni quante elezioni e referendum nazionali si sono svolti? Quante occasioni di accorpamento (e conseguente abbattimento quasi totale dei costi) abbiamo avuto?

Quindi, la responsabilità della spesa deve essere addebitata solo ed esclusivamente alla Regione Piemonte, o meglio alle maggioranze, di diverso colore politico, che si sono succedute in questo quarto di secolo.

E infine, quanto è costata alla Regione l’opposizione legale al referendum? 25 anni di battaglie giudiziarie, perse in partenza, che hanno coinvolto e distratto da altre attività personale interno e che sono state spesso affidate a consulenti legali esterni.

Ricordiamo inoltre che un saggia amministrazione pubblica avrebbe provveduto, in questi 25 anni, ad accantonare una somma in grado di far fronte alle spese del referendum, senza arrivare con l’acqua alla gola come invece sta succedendo.

Non si capisce poi perché le risorse necessarie per il referendum debbano sempre essere poste in alternativa alle spese per l’assistenza sociale.

Sembra quasi che o si fa il referendum o si interviene a favore dei disoccupati, degli anziani, dei malati, ecc. Perché non si può invece dire che per il referendum vengono utilizzate risorse altrimenti destinate alle spese di rappresentanza della Regione, oppure ai viaggi all’estero dei consiglieri, oppure ancora al funzionamento dei Gruppi Consiliari? Per non parlare, ovviamente, dei compensi che vengono elargiti ai Consiglieri e al nutrito stuolo di loro collaboratori… Gli sprechi nella gestione delle risorse economiche da parte degli Enti Pubblici sono sotto gli occhi di tutti e, pare, assolutamente incontrollabili.

Eppure qui va tutto bene: la causa dell’eventuale tracollo finanziario della Regione sarebbe il referendum…

Piero Belletti

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