30/4 – La Regione continua a prendere in giro gli elettori

Questa mattina ambientalisti ed animalisti hanno manifestato davanti al Consiglio Regionale del
Piemonte, chiedendo a gran voce che la Regione non  approvi l’abrogazione della legge regionale sulla caccia.

Tale ipotesi è stata avanzata dalla maggioranza (ma anche una parte del PD sarebbe d’accordo), all’unico e dichiarato scopo di far decadere il referendum del prossimo 3 giugno. La Terza Commissione, a tale proposito, ha faticosamente approvato un ordine del Giorno, che impegna la Regione stessa ad approvare una nuova legge entro 30 giorni dall’abrogazione di quella attualmente in vigore.
È una manovra inaccettabile per almeno due ordini di motivi – affermano i promotori del referendum – perché in primo luogo si calpestano i diritti civili della popolazione, che verrebbe esautorata della possibilità di esprimere il proprio parere su una materia semplicemente annullando, a tempo, la relativa legge. Inoltre l’Ordine del Giorno recepisce in misura veramente ridicola i quesiti referendari”.
Infatti, secondo le intenzioni del Consiglio Regionale, la nuova legge sulla caccia prevederà la protezione di solo 5 specie cacciabili a fronte delle 25 previste dal quesito. “Non solo – rincarano i promotori – ma di queste 5 quattro non hanno alcun interesse venatorio: cornacchia nera e grigia, gazza e coniglio selvatico. Di fatto, si vieterà la caccia solo alla quaglia….”.

Discorso analogo per il divieto di caccia alla domenica, che il quesito prevede, ma che verrà concesso solo durante la stagione estiva (a caccia di fatto chiusa) e per la caccia su terreno coperto da neve, che rimarrà praticamente immutata rispetto ad ora.

Abbiamo più volte affermato di essere favorevoli ad una soluzione politica – dicono ancora i promotori del referendum – che consenta di risparmiare i costi della consultazione popolare. Però qui ci pare che la Regione ci voglia soltanto prendere in giro, non concedendoci praticamente nulla di ciò che abbiamo chiesto.

Da valutare anche le conseguenze amministrative, ma anche penali, dell’abrogazione di una legge allo scopo di impedire la consultazione popolare. I legali del Comitato stanno valutando questa ipotesi e non escludono la possibilità di citare in giudizio i consiglieri regionali che si rendessero complici di questo scippo di democrazia.

per il Comitato
(Piero Belletti)

Scarica il comunicato stampa in formato PDF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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