18/5 – Scioglimento del Consiglio Regionale: Chiesto dal Comitato del Referendum l’avvio delle procedure

Torino, 18 maggio 2012
COMUNICATO STAMPA

SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE PIEMONTESE:
CHIESTO DAL COMITATO DEL REFERENDUM L’AVVIO DELLE PROCEDURE
ex ART. 126 DELLA COSTITUZIONE

Nella Conferenza Stampa di oggi il Comitato del Referendum Caccia ha presentato le prime iniziative legali in difesa del diritto dei cittadini ad esprimersi nel referendum.

L’abrogazione della Legge regionale n. 70/96, inserita in tutta fretta nella Legge Finanziaria, effettuata dal Consiglio Regionale al solo scopo di impedire il voto popolare, altro non è che un escamotage volto ad eludere il giudicato della Corte d’Appello e del TAR. Tale atto, seguito dal decreto del Presidente Cota di arresto delle operazioni referendarie, “si traduce in uno stravolgimento del quadro normativo regionale in materia di tutela della fauna con grave detrimento per l’ambiente e con la violazione delle direttive comunitarie ed in spregio dei principi costituzionali vigenti” scrivono il legali del Comitato.

Due le iniziative legali già avviate:
– Ricorso per ottemperanza al TAR del Piemonte con richiesta di disapplicazione dell’art. 40 della Legge Finanziaria o invio della stessa legge alla Corte Costituzionale per illegittimità costituzionale

– Richiesta al Presidente del Consiglio dei Ministri di avvio delle procedure di scioglimento del Consiglio regionale del Piemonte e/o rimozione del Presidente Cota ex art. 126 della Costituzione per atti contrari alla Costituzione e per gravi violazioni di legge.

Di prossima presentazione da parte del Comitato del Referendum sarà la richiesta di danni in sede civile ed è allo studio la presentazione di un esposto penale.

Annunciata anche la
MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA DEMOCRAZIA
Torino, 3 giugno 2012

Concentramento alle ore 14.30 in Corso Bolzano (pressi stazione Porta Susa)
Partenza del corteo ore 15,30
· Per il ripristino della democrazia e del diritto costituzionale alla partecipazione
· Per la restituzione del Referendum sulla caccia scippato e le dimissioni della Giunta Cota

I prossimi aggiornamenti anche sulla pagina Facebook del Comitato Referendum: www.facebook.com/referendumcaccia

Partecipa e condividi l’evento su facebook:
https://www.facebook.com/events/411147332251938/

 

Salva e diffondi il comunicato stampa

 

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace

REFERENDUM CACCIATO!

Mercoledì 16 maggio 2012 – ore 16,00
Palazzina Einaudi: Università Degli Studi di Torino – Auletta Bonobo
Lungo Dora Siena 68/a

A poche settimane dall’abrogazione del REFERENDIM sulla CACCIA, Discutiamo di REFERENDUM e DEMOCRAZIA con:

PIERO BELLETTI: Docente della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino
ANDREA FENOGLIO: Avvocato del Comintato Referendario Caccia in Piemonte
FABRIZIO BIOLE’: Consigliere Regionale
GUALTERO CROVESIO: Comitato Referendario Caccia in Piemonte

 

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace

Cota e Sacchetto abrogano la legge regionale sulla caccia. E con essa il referendum e la democrazia.

La vergognosa decisione del Consiglio Regionale di abrogare la Legge Regionale 70/96 non ci fermerà di sicuro. Anche se la Legge Finanziaria deve ancora essere approvata ed il referendum annullato con uno specifico provvedimento, è ovvio come la situazione abbia preso una piega a noi sfavorevole.

L’opinione pubblica è ormai convinta che il referendum non si farà più, per cui, anche nel caso – improbabile ma non impossibile – che la situazioni si ribalti, le difficoltà per noi diverrebbero praticamente insormontabili. Non fosse altro che per la drammatica riduzione dei tempi a nostra disposizione per la campagna elettorale.

Non ci diamo comunque per vinti.

Intanto valuteremo tutte le strade legali per riprenderci il referendum (e soprattutto la democrazia): al momento non escludiamo
nemmeno denunce penali (per violazione dell’articolo della Costituzione che prevede i diritti civili della popolazione).
Saranno comunque i nostri legali ad indicarci quale sarà la strada più proficuamente percorribile.

Per il momento, tuttavia, ogni attività propagandistica è sospesa: non avrebbe infatti senso volantinare o fare banchetti in una situazione come l’attuale.
Venerdì pomeriggio, e soprattutto lunedì sera, ci ritroveremo e valuteremo con calma quali siano le risposte più adeguate da predisporre.
Sospendiamo l’attività, ma non smobilitiamo.
Anzi, se possibile ci impegneremo ancora di più di quanto abbiamo fatto fino ad ora. Ormai non è più solo una battaglia a
difesa degli animali selvatici, ma soprattutto della democrazia e dei diritti dei cittadini, ignobilmente calpestati da Cota, Sacchetto e compari.

COMITATO REFERENDUM CACCIA

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace

Una scelta inutile, antidemocratica e diseconomica.

L’art. 294 del codice penale dice: “Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico [..] è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Noi riteniamo che questo è il reato, perché si parla di reato, da ascrivere ai consiglieri che hanno votato a favore dell’emendamento Sacchetto che ha abrogato la legge regionale quadro sulla caccia, la 70 del 1996, facendo decadere così il referendum regionale atteso dal 1987.

 

Peccato che la Costituzione ex art. 122 afferma che ” I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni” e i consiglieri non saranno chiamati a risponderne.

 

Ma siamo certi che il Comitato Promotore chiederà che :

 

1) venga indetto il referendum non appena sarà promulgata la nuova legge sulla caccia, nella certezza che questa non avrà recepito i quesiti, rinviando di nuovo il problema;
2) chiederà il risarcimento civile dei danni per la non indizione del Referendum, a cui da sentenza della Corte d’Appello di Torino del dicembre 2010 si doveva dare seguito per il tramite del Commissario Ad Acta, individuato nella persona dello stesso Presidente Cota;
A loro si potrebbero aggiungere i 4,4 milioni di piemontesi al netto dei 30 mila cacciatori scarsi censiti.

 

La scelta della Giunta Cota e dei consiglieri regionali del Pdl (esclusi Spagnuolo che ha votato no, Leo e Cantore che hanno dato solo presenza), della Lega Nord e dell’Udc Negro è quindi:

 

inutile perchè non risolve il problema;
antidemocratica perché non rispetta il nostro Statuto e la Costituzione che all’art.1 sancisce che “la sovranità appartiene al popolo”;
diseconomica perchè rinvia la spesa del referendum.

 

Sottolineiamo la posizione ipocrita del Pd che ha votato contro l’emendamento pur essendone stato il primo promotore.

 

Speriamo che almeno da questo momento fosco nella storia della Regione Piemonte, il Consiglio Regionale abbia un moto d’orgoglio per provare a migliorare l’istituto dei referenda regionali. Giacciono ancora in Consiglio le proposte di legge a mia prima firma, n.112 e n.232, per eliminare il quorum e permetterne l’accorpamento con le altre votazioni amministrative o politiche; per questo con un ordine del giorno chiederò di valutare la possibilità di accelerare il corso di dette pdl e di  studiare la possibilità di un voto  elettronico per ridurre i costi delle future consultazioni referendarie.

 
 
Davide Bono
Presidente Gruppo Consiliare Regionale
MoVimento 5 Stelle

 

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace

3/5 – Sulla caccia il dado pare tratto. Ognuno si assuma la sua responsabilità!

Seduta dopo seduta, siamo in dirittura d’arrivo rispetto alla discussione del “famigerato” emendamento Sacchetto di abrogazione della legge regionale 70.
Come gruppo consiliare decine di volte abbiamo suggerito alla Giunta Cota, ai gruppi di maggioranza e ai gruppi di opposizione che hanno avallato il pericolosissimo percorso, di rispettare la sentenza della Corte d’Appello di Torino: l’unico modo per superare la consultazione referendaria è il recepimento delle richieste relative!

Coerentemente con il nostro percorso in commissione caccia, riteniamo di non voler essere conniventi in una discussione che creerà un tale precedente per la nostra Regione: eliminare una legge per distruggere un principio: quello alla sovranità popolare e alla democrazia diretta.

Risponderemo alla spregiudicatezza dell’Assessore solo con un subemendamento di cancellazione dell’abrogazione alla legge, chiedendo un’assunzione di responsabilità in zona Cesarini a Sacchetto e alla Giunta.

Collegati al ddl sulla finanziaria ad oggi vivono inoltre due ordini del giorno del nostro gruppo; uno che amplia ulteriormente le possibilità per il Consiglio: se non si vogliono recepire le richieste referendarie, si tenga la consultazione con un impegno per i gruppi che fruiscono dei rimborsi elettorali a sostenerne la spesa; il secondo che impegna a facilitare la partecipazione diretta, azzerando l’antidemocratico quorum.

MoVimento 5 Stelle Piemonte

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace

2/5 – Vergognosa proposta dell’assessore sacchetto: il Piemonte come il Cile di Pinochet

Oggi in Piemonte si è consumata una delle pagine più buie per la democrazia nella nostra Regione. L’Assessore leghista Sacchetto ha infatti presentato un emendamento alla Legge Finanziaria, attualmente in discussione presso il Consiglio Regionale, attraverso la quale intende abrogare la Legge Regionale sulla caccia. In questo modo sarà poi possibile cancellare il referendum del 3 giugno, visto che riguarda una legge non più in vigore.

La gravità dell’atto è evidente. Pur di evitare un referendum e sotto l’ipocrita paravento del risparmio delle spese che questo avrebbe comportato, si calpestano in modo indegno i diritti della cittadinanza.
Nemmeno la proposta di mediazione approvata recentemente dalla Terza Commissione pare verrà tenuta in considerazione. Sacchetto e i suoi non sono disposti a concedere nulla pur di compiacere a una frangia del tutto minoritaria della popolazione: ricordiamo che i cacciatori rappresentano solo lo 0,6% dei piemontesi.
Abrogando la legge regionale, in Piemonte entrerà automaticamente in vigore quella nazionale, che però ne è molto più permissiva.
Non solo quindi il popolo viene scippato del suo sacrosanto diritto di esprimere il proprio parere sulla caccia, ma addirittura si opera in modo diametralmente opposto a quella che è la richiesta referendaria. Insomma, un vero scandalo, un atto indegno di un Paese non solo democratico ma addirittura civile, che ricorda l’aspetto peggiore delle dittature dei Paesi sudamericani o centroafricani.

Il Comitato del Referendum attiverà immediatamente i propri avvocati per chiedere il ripristino della legalità e denuncerà l’atteggiamento di quei consiglieri regionali che si dichiareranno favorevoli all’aberrante e liberticida proposta di Sacchetto. Esistono dei diritti dei cittadini, riconosciuti anche dalla
Costituzione: non possiamo permettere che vengano calpestati in modo così ignobile senza reagire.

Anche perché oggi tocca alla caccia, domani magari a qualche altra regola democratica.

Per il Comitatio
(Piero Belletti)

 

Scarica il Comunicato Stampa in versione PDF

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace

2/5 – Caccia: la giunta Cota vuole una legge più permissiva. Rinviato a domani il voto in aula.

Stara preannuncia ricorso urgente al Tar: “E’ una attacco alla Democrazia. Si vuole tappare la bocca ai cittadini”
“Il Piemonte rischia davvero una nuova legge sulla caccia, ma più permissiva e con meno tutele per il patrimonio avifaunistico e la fruibilità dei suoi boschi”, così il Consigliere Andrea Stara, Gruppo Insieme per Bresso, commenta l’approvazione in aula dell’emendamento abrogativo della legislazione sulla caccia.
Si è infine arenato di nuovo il lungo iter del Referendum sulla caccia iniziato venticinque anni fa. Neanche la sentenza del Tar del febbraio scorso, che intimava alla Regione Piemonte di indire la consultazione, è riuscita a fermare il “partito” pro caccia. Ora la parola rischia seriamente di tornare ai Giudici: “Quello che si voterà domani è un vero provvedimento di legge – dichiara Stara – che abroga la legge regionale in vigore per sostituirla con un ibrido composto dalla norma nazionale, ma con i Regolamenti attuativi regionali (es il calendario) già in vigore e nuovi provvedimenti sanzionatori, contenuti negli allegati all’emendamento”.
Stara annuncia battaglia immediata attraverso nuovo ricorso urgente al Tar: “non si vuole solo abrogare la legislazione in vigore, ma si vuole far passare, piuttosto subdolamente, una diversa legge senza recepire i quesiti referendari, quindi di fatto non ottemperando alla prescrizione del Tribunale”. Impugnerò al Tar il decreto che il Presidente Cota dovrà fare per cancellare il decreto che ha indetto il Referendum. (in allegato anticipo alcune motivazioni giuridiche) “Si utilizza il finto scudo delle spese per il Referendum e contemporaneamente si fa in modo di esporsi a nuove spese legali. Si è finto un percorso, ma in realtà né Cota né Sacchetto hanno mai avuto l’intenzione di trovare una mediazione, nonostante la disponibilità del Comitato promotore e di alcune forze di opposizione”. Questa mattina in aula, oltre all’ordine del giorno abrogativo a firma di Sacchetto, infatti c’erano anche due documenti presentati da Stara: un emendamento alla finanziaria che verrà votato domani per recepire i quesiti referendari e superare il referendum, e un ordine del giorno che Stara definisce “di riduzione del danno, ovvero la riduzione delle specie cacciabili dal 29 a 15, il divieto spalmato su domeniche alternate e divieto tassativo su terreno innevato, unica deroga per gli ugulati” che si discuterà però a fine finanziaria.
Stara punta il dito anche sull’aspetto “liberticida” del percorso scelto dalla giunta Cota: “E’ un precedente pericolosissimo sostenere che per evitare il referendum, cioè uno strumento di democrazia partecipata, va bene qualsiasi cosa. Oggi si tratta della caccia, ma potrebbe valere per qualsiasi tema. Tappare la bocca ai cittadini, e oltretutto in maniera artificiosa, va contro ogni ordinamento democratico”
Anche la stessa legge regionale che regolamenta lo strumento del referendum all’art. 32 secondo coma è chiara e recita: “se l’abrogazione degli atti, .. è stata accompagnata da altra disciplina della medesima materia, senza modificazioni né dei principi ispiratori della disciplina preesistente, né dei contenuti normativi essenziali dei singoli precetti, il referendum si svolge sulle nuove disposizioni entro i termini stabiliti.

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace

Andrea Zanoni


“La caccia è un’attività barbara e medievale che non si addice ad un popolo civile e moderno come quello italiano ed europeo. Peggio ancora quando questa avviene “in deroga” alle attuali normative che cercano di porre un freno all’ingordigia dei cacciatori e di proteggere specie di uccelli purtroppo in via d’estinzione. Dire No a tutto questo è un diritto dei cittadini. Dire No a tutto questo è un segno di civiltà. Invito i piemontesi a votare al referendum per innescare un processo virtuoso che porti un giorno all’abolizione della caccia in tutto il resto d’Italia e d’Europa. Il 3 giugno vota SÌ”.
ANDREA ZANONI – Europarlamentare IdV

Post to Twitter Post to Facebook Send Gmail Post to MySpace