2/5 – Caccia: la giunta Cota vuole una legge più permissiva. Rinviato a domani il voto in aula.

Stara preannuncia ricorso urgente al Tar: “E’ una attacco alla Democrazia. Si vuole tappare la bocca ai cittadini”
“Il Piemonte rischia davvero una nuova legge sulla caccia, ma più permissiva e con meno tutele per il patrimonio avifaunistico e la fruibilità dei suoi boschi”, così il Consigliere Andrea Stara, Gruppo Insieme per Bresso, commenta l’approvazione in aula dell’emendamento abrogativo della legislazione sulla caccia.
Si è infine arenato di nuovo il lungo iter del Referendum sulla caccia iniziato venticinque anni fa. Neanche la sentenza del Tar del febbraio scorso, che intimava alla Regione Piemonte di indire la consultazione, è riuscita a fermare il “partito” pro caccia. Ora la parola rischia seriamente di tornare ai Giudici: “Quello che si voterà domani è un vero provvedimento di legge – dichiara Stara – che abroga la legge regionale in vigore per sostituirla con un ibrido composto dalla norma nazionale, ma con i Regolamenti attuativi regionali (es il calendario) già in vigore e nuovi provvedimenti sanzionatori, contenuti negli allegati all’emendamento”.
Stara annuncia battaglia immediata attraverso nuovo ricorso urgente al Tar: “non si vuole solo abrogare la legislazione in vigore, ma si vuole far passare, piuttosto subdolamente, una diversa legge senza recepire i quesiti referendari, quindi di fatto non ottemperando alla prescrizione del Tribunale”. Impugnerò al Tar il decreto che il Presidente Cota dovrà fare per cancellare il decreto che ha indetto il Referendum. (in allegato anticipo alcune motivazioni giuridiche) “Si utilizza il finto scudo delle spese per il Referendum e contemporaneamente si fa in modo di esporsi a nuove spese legali. Si è finto un percorso, ma in realtà né Cota né Sacchetto hanno mai avuto l’intenzione di trovare una mediazione, nonostante la disponibilità del Comitato promotore e di alcune forze di opposizione”. Questa mattina in aula, oltre all’ordine del giorno abrogativo a firma di Sacchetto, infatti c’erano anche due documenti presentati da Stara: un emendamento alla finanziaria che verrà votato domani per recepire i quesiti referendari e superare il referendum, e un ordine del giorno che Stara definisce “di riduzione del danno, ovvero la riduzione delle specie cacciabili dal 29 a 15, il divieto spalmato su domeniche alternate e divieto tassativo su terreno innevato, unica deroga per gli ugulati” che si discuterà però a fine finanziaria.
Stara punta il dito anche sull’aspetto “liberticida” del percorso scelto dalla giunta Cota: “E’ un precedente pericolosissimo sostenere che per evitare il referendum, cioè uno strumento di democrazia partecipata, va bene qualsiasi cosa. Oggi si tratta della caccia, ma potrebbe valere per qualsiasi tema. Tappare la bocca ai cittadini, e oltretutto in maniera artificiosa, va contro ogni ordinamento democratico”
Anche la stessa legge regionale che regolamenta lo strumento del referendum all’art. 32 secondo coma è chiara e recita: “se l’abrogazione degli atti, .. è stata accompagnata da altra disciplina della medesima materia, senza modificazioni né dei principi ispiratori della disciplina preesistente, né dei contenuti normativi essenziali dei singoli precetti, il referendum si svolge sulle nuove disposizioni entro i termini stabiliti.

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