Una scelta inutile, antidemocratica e diseconomica.

L’art. 294 del codice penale dice: “Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico [..] è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Noi riteniamo che questo è il reato, perché si parla di reato, da ascrivere ai consiglieri che hanno votato a favore dell’emendamento Sacchetto che ha abrogato la legge regionale quadro sulla caccia, la 70 del 1996, facendo decadere così il referendum regionale atteso dal 1987.

 

Peccato che la Costituzione ex art. 122 afferma che ” I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni” e i consiglieri non saranno chiamati a risponderne.

 

Ma siamo certi che il Comitato Promotore chiederà che :

 

1) venga indetto il referendum non appena sarà promulgata la nuova legge sulla caccia, nella certezza che questa non avrà recepito i quesiti, rinviando di nuovo il problema;
2) chiederà il risarcimento civile dei danni per la non indizione del Referendum, a cui da sentenza della Corte d’Appello di Torino del dicembre 2010 si doveva dare seguito per il tramite del Commissario Ad Acta, individuato nella persona dello stesso Presidente Cota;
A loro si potrebbero aggiungere i 4,4 milioni di piemontesi al netto dei 30 mila cacciatori scarsi censiti.

 

La scelta della Giunta Cota e dei consiglieri regionali del Pdl (esclusi Spagnuolo che ha votato no, Leo e Cantore che hanno dato solo presenza), della Lega Nord e dell’Udc Negro è quindi:

 

inutile perchè non risolve il problema;
antidemocratica perché non rispetta il nostro Statuto e la Costituzione che all’art.1 sancisce che “la sovranità appartiene al popolo”;
diseconomica perchè rinvia la spesa del referendum.

 

Sottolineiamo la posizione ipocrita del Pd che ha votato contro l’emendamento pur essendone stato il primo promotore.

 

Speriamo che almeno da questo momento fosco nella storia della Regione Piemonte, il Consiglio Regionale abbia un moto d’orgoglio per provare a migliorare l’istituto dei referenda regionali. Giacciono ancora in Consiglio le proposte di legge a mia prima firma, n.112 e n.232, per eliminare il quorum e permetterne l’accorpamento con le altre votazioni amministrative o politiche; per questo con un ordine del giorno chiederò di valutare la possibilità di accelerare il corso di dette pdl e di  studiare la possibilità di un voto  elettronico per ridurre i costi delle future consultazioni referendarie.

 
 
Davide Bono
Presidente Gruppo Consiliare Regionale
MoVimento 5 Stelle

 

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