3/5 – Sulla caccia il dado pare tratto. Ognuno si assuma la sua responsabilità!

Seduta dopo seduta, siamo in dirittura d’arrivo rispetto alla discussione del “famigerato” emendamento Sacchetto di abrogazione della legge regionale 70.
Come gruppo consiliare decine di volte abbiamo suggerito alla Giunta Cota, ai gruppi di maggioranza e ai gruppi di opposizione che hanno avallato il pericolosissimo percorso, di rispettare la sentenza della Corte d’Appello di Torino: l’unico modo per superare la consultazione referendaria è il recepimento delle richieste relative!

Coerentemente con il nostro percorso in commissione caccia, riteniamo di non voler essere conniventi in una discussione che creerà un tale precedente per la nostra Regione: eliminare una legge per distruggere un principio: quello alla sovranità popolare e alla democrazia diretta.

Risponderemo alla spregiudicatezza dell’Assessore solo con un subemendamento di cancellazione dell’abrogazione alla legge, chiedendo un’assunzione di responsabilità in zona Cesarini a Sacchetto e alla Giunta.

Collegati al ddl sulla finanziaria ad oggi vivono inoltre due ordini del giorno del nostro gruppo; uno che amplia ulteriormente le possibilità per il Consiglio: se non si vogliono recepire le richieste referendarie, si tenga la consultazione con un impegno per i gruppi che fruiscono dei rimborsi elettorali a sostenerne la spesa; il secondo che impegna a facilitare la partecipazione diretta, azzerando l’antidemocratico quorum.

MoVimento 5 Stelle Piemonte

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2/5 – Vergognosa proposta dell’assessore sacchetto: il Piemonte come il Cile di Pinochet

Oggi in Piemonte si è consumata una delle pagine più buie per la democrazia nella nostra Regione. L’Assessore leghista Sacchetto ha infatti presentato un emendamento alla Legge Finanziaria, attualmente in discussione presso il Consiglio Regionale, attraverso la quale intende abrogare la Legge Regionale sulla caccia. In questo modo sarà poi possibile cancellare il referendum del 3 giugno, visto che riguarda una legge non più in vigore.

La gravità dell’atto è evidente. Pur di evitare un referendum e sotto l’ipocrita paravento del risparmio delle spese che questo avrebbe comportato, si calpestano in modo indegno i diritti della cittadinanza.
Nemmeno la proposta di mediazione approvata recentemente dalla Terza Commissione pare verrà tenuta in considerazione. Sacchetto e i suoi non sono disposti a concedere nulla pur di compiacere a una frangia del tutto minoritaria della popolazione: ricordiamo che i cacciatori rappresentano solo lo 0,6% dei piemontesi.
Abrogando la legge regionale, in Piemonte entrerà automaticamente in vigore quella nazionale, che però ne è molto più permissiva.
Non solo quindi il popolo viene scippato del suo sacrosanto diritto di esprimere il proprio parere sulla caccia, ma addirittura si opera in modo diametralmente opposto a quella che è la richiesta referendaria. Insomma, un vero scandalo, un atto indegno di un Paese non solo democratico ma addirittura civile, che ricorda l’aspetto peggiore delle dittature dei Paesi sudamericani o centroafricani.

Il Comitato del Referendum attiverà immediatamente i propri avvocati per chiedere il ripristino della legalità e denuncerà l’atteggiamento di quei consiglieri regionali che si dichiareranno favorevoli all’aberrante e liberticida proposta di Sacchetto. Esistono dei diritti dei cittadini, riconosciuti anche dalla
Costituzione: non possiamo permettere che vengano calpestati in modo così ignobile senza reagire.

Anche perché oggi tocca alla caccia, domani magari a qualche altra regola democratica.

Per il Comitatio
(Piero Belletti)

 

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2/5 – Caccia: la giunta Cota vuole una legge più permissiva. Rinviato a domani il voto in aula.

Stara preannuncia ricorso urgente al Tar: “E’ una attacco alla Democrazia. Si vuole tappare la bocca ai cittadini”
“Il Piemonte rischia davvero una nuova legge sulla caccia, ma più permissiva e con meno tutele per il patrimonio avifaunistico e la fruibilità dei suoi boschi”, così il Consigliere Andrea Stara, Gruppo Insieme per Bresso, commenta l’approvazione in aula dell’emendamento abrogativo della legislazione sulla caccia.
Si è infine arenato di nuovo il lungo iter del Referendum sulla caccia iniziato venticinque anni fa. Neanche la sentenza del Tar del febbraio scorso, che intimava alla Regione Piemonte di indire la consultazione, è riuscita a fermare il “partito” pro caccia. Ora la parola rischia seriamente di tornare ai Giudici: “Quello che si voterà domani è un vero provvedimento di legge – dichiara Stara – che abroga la legge regionale in vigore per sostituirla con un ibrido composto dalla norma nazionale, ma con i Regolamenti attuativi regionali (es il calendario) già in vigore e nuovi provvedimenti sanzionatori, contenuti negli allegati all’emendamento”.
Stara annuncia battaglia immediata attraverso nuovo ricorso urgente al Tar: “non si vuole solo abrogare la legislazione in vigore, ma si vuole far passare, piuttosto subdolamente, una diversa legge senza recepire i quesiti referendari, quindi di fatto non ottemperando alla prescrizione del Tribunale”. Impugnerò al Tar il decreto che il Presidente Cota dovrà fare per cancellare il decreto che ha indetto il Referendum. (in allegato anticipo alcune motivazioni giuridiche) “Si utilizza il finto scudo delle spese per il Referendum e contemporaneamente si fa in modo di esporsi a nuove spese legali. Si è finto un percorso, ma in realtà né Cota né Sacchetto hanno mai avuto l’intenzione di trovare una mediazione, nonostante la disponibilità del Comitato promotore e di alcune forze di opposizione”. Questa mattina in aula, oltre all’ordine del giorno abrogativo a firma di Sacchetto, infatti c’erano anche due documenti presentati da Stara: un emendamento alla finanziaria che verrà votato domani per recepire i quesiti referendari e superare il referendum, e un ordine del giorno che Stara definisce “di riduzione del danno, ovvero la riduzione delle specie cacciabili dal 29 a 15, il divieto spalmato su domeniche alternate e divieto tassativo su terreno innevato, unica deroga per gli ugulati” che si discuterà però a fine finanziaria.
Stara punta il dito anche sull’aspetto “liberticida” del percorso scelto dalla giunta Cota: “E’ un precedente pericolosissimo sostenere che per evitare il referendum, cioè uno strumento di democrazia partecipata, va bene qualsiasi cosa. Oggi si tratta della caccia, ma potrebbe valere per qualsiasi tema. Tappare la bocca ai cittadini, e oltretutto in maniera artificiosa, va contro ogni ordinamento democratico”
Anche la stessa legge regionale che regolamenta lo strumento del referendum all’art. 32 secondo coma è chiara e recita: “se l’abrogazione degli atti, .. è stata accompagnata da altra disciplina della medesima materia, senza modificazioni né dei principi ispiratori della disciplina preesistente, né dei contenuti normativi essenziali dei singoli precetti, il referendum si svolge sulle nuove disposizioni entro i termini stabiliti.

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Andrea Zanoni


“La caccia è un’attività barbara e medievale che non si addice ad un popolo civile e moderno come quello italiano ed europeo. Peggio ancora quando questa avviene “in deroga” alle attuali normative che cercano di porre un freno all’ingordigia dei cacciatori e di proteggere specie di uccelli purtroppo in via d’estinzione. Dire No a tutto questo è un diritto dei cittadini. Dire No a tutto questo è un segno di civiltà. Invito i piemontesi a votare al referendum per innescare un processo virtuoso che porti un giorno all’abolizione della caccia in tutto il resto d’Italia e d’Europa. Il 3 giugno vota SÌ”.
ANDREA ZANONI – Europarlamentare IdV

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30/4 – La Regione continua a prendere in giro gli elettori

Questa mattina ambientalisti ed animalisti hanno manifestato davanti al Consiglio Regionale del
Piemonte, chiedendo a gran voce che la Regione non  approvi l’abrogazione della legge regionale sulla caccia.

Tale ipotesi è stata avanzata dalla maggioranza (ma anche una parte del PD sarebbe d’accordo), all’unico e dichiarato scopo di far decadere il referendum del prossimo 3 giugno. La Terza Commissione, a tale proposito, ha faticosamente approvato un ordine del Giorno, che impegna la Regione stessa ad approvare una nuova legge entro 30 giorni dall’abrogazione di quella attualmente in vigore.
È una manovra inaccettabile per almeno due ordini di motivi – affermano i promotori del referendum – perché in primo luogo si calpestano i diritti civili della popolazione, che verrebbe esautorata della possibilità di esprimere il proprio parere su una materia semplicemente annullando, a tempo, la relativa legge. Inoltre l’Ordine del Giorno recepisce in misura veramente ridicola i quesiti referendari”.
Infatti, secondo le intenzioni del Consiglio Regionale, la nuova legge sulla caccia prevederà la protezione di solo 5 specie cacciabili a fronte delle 25 previste dal quesito. “Non solo – rincarano i promotori – ma di queste 5 quattro non hanno alcun interesse venatorio: cornacchia nera e grigia, gazza e coniglio selvatico. Di fatto, si vieterà la caccia solo alla quaglia….”.

Discorso analogo per il divieto di caccia alla domenica, che il quesito prevede, ma che verrà concesso solo durante la stagione estiva (a caccia di fatto chiusa) e per la caccia su terreno coperto da neve, che rimarrà praticamente immutata rispetto ad ora.

Abbiamo più volte affermato di essere favorevoli ad una soluzione politica – dicono ancora i promotori del referendum – che consenta di risparmiare i costi della consultazione popolare. Però qui ci pare che la Regione ci voglia soltanto prendere in giro, non concedendoci praticamente nulla di ciò che abbiamo chiesto.

Da valutare anche le conseguenze amministrative, ma anche penali, dell’abrogazione di una legge allo scopo di impedire la consultazione popolare. I legali del Comitato stanno valutando questa ipotesi e non escludono la possibilità di citare in giudizio i consiglieri regionali che si rendessero complici di questo scippo di democrazia.

per il Comitato
(Piero Belletti)

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Lunedì 30 aprile ore 10,00 – PRESIDIO A PALAZZO LASCARIS

28 aprile 2012 – comunicato stampa

PRESIDIO DI FRONTE AL CONSIGLIO REGIONALE PER PROTESTARE CONTRO L’ANNULLAMENTO DEL REFERENDUM SULLA CACCIA

A seguito della vergognosa decisione della Terza Commissione del Consiglio Regionale, che ha approvato un Ordine del Giorno sulla nuova legge regionale sulla caccia (dando così per scontato che quella attuale verrà abolita, con conseguente annullamento del referendum previsto per il 3 giugno), il Comitato per il Referendum indice per lunedì prossimo 30 aprile, alle ore 10.00, un presidio di fronte alla sede del Consiglio Regionale (Via Alfieri 15 – Torino).

La decisione liberticida ed autoritaria della Regione Piemonte offende i sentimenti di chi crede nella libertà e nella partecipazione democratica.

L’intera popolazione, e non solo chi ha a cuore la sorte degli animali selvatici, dovrebbe protestare e chiedere il rispetto della legalità.

In occasione del presidio verranno attuate forme non violente e legali di protesta.

Il Comitato per il Referendum sarà lieto, in occasione della manifestazione, di incontrare i rappresentanti della stampa e dell’informazione radio-televisiva, al fine di esplicitare con maggior dettaglio i motivi della profonda contrarietà alla  politica di una Regione, la quale, ancora una volta, dimostra di avere molto più a cuore gli interessi di una minoranza (ricordiamo che i cacciatori rappresentano appena lo 0,6% della popolazione piemontese) rispetto a quelli più generali dell’ambiente naturale e della fauna selvatica.

Ma a questo punto anche della democrazia e della partecipazione.

Ringraziamo in anticipo per la partecipazione.
Per il Comitato
(Piero Belletti)

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Una riflessione sui costi del referendum

La giustificazione ufficiale ai tentativi della Giunta Regionale di affossare il referendum del prossimo 3 giugno è quasi sempre la stessa: impedire di sprecare oltre 20 milioni di Euro.

Intanto, diciamo subito che sarebbe una spesa (o, meglio, un investimento) e non certo uno spreco.

Le iniziative che favoriscono la democrazia e la partecipazione diretta del popolo alla gestione dei beni comuni non possono essere semplicemente liquidate come “uno spreco”. Se così fosse, cosa  dovremmo allora dire del finanziamento pubblico (scusate, volevo dire rimborso elettorale) che viene concesso ai partiti politici?

Tra l’altro per importi ben superiori a quelli di cui si parla nel caso  del referendum.

Si dirà: perché i partiti sono uno  strumento fondamentale nell’esercizio  democratico. Già, e invece il referendum no? E addirittura, perché fare le elezioni? Anche loro sono uno “spreco”?

Potremmo risolvere il problema della rappresentanza del popolo nelle istituzioni ad  esempio con un sorteggio. Ci costerebbe molto di meno!
Comunque, siamo tutti d’accordo sul fatto che se riuscissimo ad evitare la spesa per il referendum sarebbe un fatto positivo. Anche se c’è da dire che è una spesa che poteva e doveva essere  affrontata 25 anni fa, quando il referendum fu indetto e legittimamente ottenuto e quando le casse  della Regione non erano così disastrate come oggi.

Inoltre, in questi 25 anni quante elezioni e referendum nazionali si sono svolti? Quante occasioni di accorpamento (e conseguente abbattimento quasi totale dei costi) abbiamo avuto?

Quindi, la responsabilità della spesa deve essere addebitata solo ed esclusivamente alla Regione Piemonte, o meglio alle maggioranze, di diverso colore politico, che si sono succedute in questo quarto di secolo.

E infine, quanto è costata alla Regione l’opposizione legale al referendum? 25 anni di battaglie giudiziarie, perse in partenza, che hanno coinvolto e distratto da altre attività personale interno e che sono state spesso affidate a consulenti legali esterni.

Ricordiamo inoltre che un saggia amministrazione pubblica avrebbe provveduto, in questi 25 anni, ad accantonare una somma in grado di far fronte alle spese del referendum, senza arrivare con l’acqua alla gola come invece sta succedendo.

Non si capisce poi perché le risorse necessarie per il referendum debbano sempre essere poste in alternativa alle spese per l’assistenza sociale.

Sembra quasi che o si fa il referendum o si interviene a favore dei disoccupati, degli anziani, dei malati, ecc. Perché non si può invece dire che per il referendum vengono utilizzate risorse altrimenti destinate alle spese di rappresentanza della Regione, oppure ai viaggi all’estero dei consiglieri, oppure ancora al funzionamento dei Gruppi Consiliari? Per non parlare, ovviamente, dei compensi che vengono elargiti ai Consiglieri e al nutrito stuolo di loro collaboratori… Gli sprechi nella gestione delle risorse economiche da parte degli Enti Pubblici sono sotto gli occhi di tutti e, pare, assolutamente incontrollabili.

Eppure qui va tutto bene: la causa dell’eventuale tracollo finanziario della Regione sarebbe il referendum…

Piero Belletti

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27/04 – Gravissimo e inaccettabile attentato alla democrazia

GRAVISSIMO E INACCETTABILE ATTENTATO ALLA DEMOCRAZIA

Quello che è successo oggi in Consiglio Regionale è incredibile ed indegno di un Paese che si ritiene non solo democratico, ma addirittura civile.

La Terza Commissione del Consiglio Regionale ha infatti approvato un Ordine del Giorno il quale, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe vincolare la Regione nell’approvare una nuova legge sulla caccia, dopo che quella attuale verrà abrogata, all’unico e dichiarato scopo di impedire ai cittadini di esprimere il loro parere attraverso il referendum del prossimo 3 giugno.

L’atto è già di per sé gravissimo: il referendum popolare è l’unica forma di partecipazione diretta del popolo alle scelte politiche, oltre alle elezioni. Il negare questo diritto rappresenta un atto intollerabile ed odioso, che come cittadini, prima ancora che come ambientalisti, ci rifiutiamo di accettare.

Ma oltre il danno c’è la beffa: infatti, la nuova legge che sostituirà quella attuale sarà una presa in giro per gli ambientalisti. Verranno protette cinque specie, di scarso o nullo interesse venatorio (tra cui gazza, cornacchia nera e grigia), si vieterà la caccia di domenica solo nel periodo estivo (quando la stagione venatoria è praticamente chiusa) e si continuerà tranquillamente a cacciare sulla neve.

Non possiamo accettare questo atto antidemocratico da parte della Regione: invitiamo le forze politiche che ancora credono nella democrazia a reagire duramente a quella che non può che considerarsi una squallida provocazione da parte della maggioranza che oggi governa in Regione.

Il Comitato del referendum preannuncia iniziative molto dure affinché nella nostra Regione torni la democrazia. I cittadini devono conoscere chi ci governa e quali metodi vengono adottati.

per il Comitato Referendum Caccia (Piero Belletti e Roberto Piana)

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27/4 – Caccia, mediazione risibile, al ribasso e irrispettosa dei quesiti referendari

“In zona Cesarini la Giunta e la maggioranza regionale si son accorte del referendum del 3 giugno e, dopo aver ignorato se non irriso i referendari e trascinato in commissione consiliare il testo per una nuova regolamentazione dell’attività venatoria, ora vogliono ad ogni costo evitare la scadenza referendaria ”, sottolinea Eleonora Artesio, capogruppo regionale della Federazione della Sinistra.

“La questione è sostanziale e riguarda il rispetto dell’espressione della democrazia diretta contemplata dalle leggi dello stato e della regione. Principio che vale sempre indipendentemente dall’oggetto. L’oggetto poi è tra quelli che attiene alle sensibilità trasversali”.

“Anziché seguire la strada maestra, ovvero assumere in legge i quesiti referendari, la maggioranza regionale vuole sfilare l’oggetto del referendum, cioè la legge 70 e prefigurare il testo di una nuova legge successiva su cui, tra provocazioni e mediazioni al ribasso, si è misurata la commissione consiliare. La riduzione delle specie cacciabile passerebbe da 29 a 24, il divieto di caccia prolungato di sole due domeniche e una limitazione del divieto di caccia su neve. Correzioni risibili rispetto alla portata dei quesiti referendari. Inoltre in attesa della nuova legge regionale, l’attività venatoria sarà regolata della ben più permissiva legge nazionale”.

“Infatti non si è raggiunto alcun accordo e tra i voti contrari (tra cui il nostro), i non partecipanti, le fronde interne alla maggioranza e le riserve di voto in aula, solo Lega, parte del Pdl e Udc hanno sottoscritto l’impegno”.

“Ovviamente la grancassa sarà sul risparmio dei costi del referendum e ora Cota scopre l’importanza delle politiche sociali, rispetto alle quali finora è stato o indifferente  o colpevole, visto che siamo ufficialmente ancora lontani dalla spesa consolidata sostenuta dai consorzi socio-assistenziali”.

“I cittadini devono essere rispettati sia quando necessitano di tutele attraverso i servizi sociali, sia quando la loro libertà di partecipazione deve essere garantita dalle istituzioni. Quindi la contrapposizione è ipocrita”.

Torino, 27 Aprile 2012

 

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26/04 – Referendum sulla caccia: la maggioranza fa auto-ostruzionismo, invece di rispettare le sentenze!

Il fatto che la maggioranza consiliare, al proprio interno, non trovi una quadra sul percorso, che pur non condivido, di abrogare la legge regionale sulla caccia e contestualmente proporre un ordine del giorno che impegni la Giunta a modificare la legge che affronti le richieste del comitato referendario, conferma l’inopportunità che il MoVimento 5 Stelle si renda complice di questo “golpe” alla democrazia partecipativa!

Non lo dico io, ma una sentenza pronunciata in nome della repubblica italiana: in primis le richieste referendarie vanno recepite in modo sostanziale, se si condivide la necessità del risparmio della spesa per la consultazione referendaria. In seguito lega, pdl e pd si prenderanno le proprie responsabilità di modifica ulteriore della legge.

In caso di impossibilità di giungere ad una soluzione, dato che la maggioranza sta facendo ostruzionismo a se stessa, si svolga il referendum e i gruppi consiliari, che in cinque anni di legislatura percepiscono globalmente più di 15 milioni di euro di rimborsi elettorali, li utilizzino per garantire ai cittadini piemontesi il diritto di voto, come richiesto dal mio ordine del giorno depositato alcuni giorni fa!

Populismo: no, solo realistico pragmatismo!

Fabrizio Biolé
gruppo consiliare regionale
MoVimento 5 Stelle

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