26/04 – Caccia, continua la telenovela. La maggioranza è completamente allo sbando.

In Consiglio Regionale la telenovela sul Referendum Caccia continua.
Ad oggi abbiamo registrato in modo positivo la disponibilità del Comitato referendario a valutare non pregiudizialmente strade alternative all’indizione del Referendum. Siamo concordi nell’affermare che prima dell’eventuale abrogazione della legge regionale debbano essere chiari i contenuti e le regole di un nuovo atto legislativo.
La bozza di Ordine del Giorno che questa mattina l’Assessore Sacchetto ha presentato in sede di terza commissione è stata etichettata come provocatoria anche dal Capogruppo del PdL in Regione, Luca Pedrale. E’ infatti assolutamente generica su quelli che dovrebbero essere gli impegni e le limitazioni dell’attività venatoria nella nostra regione.
Continuiamo a trovarci nella stessa situazione di empasse che già avevamo denunciato nei giorni scorsi. La Giunta si è impegnata a presentare domani stesso una nuova proposta di Ordine del Giorno che quantifichi le limitazioni delle specie animali cacciabili, del periodo di caccia, dell’attività venatoria sulla neve, oltre che dei privilegi delle aziende faunistiche. A questo si accompagnerà la formalizzazione della garanzia di applicazione dell’atto stesso.
Sapendo che domani è l’ultima data utile per un percorso alternativo alla consultazione referendaria, ribadiamo che a nostro avviso la strada più naturale era e continua ad essere l’assunzione dei quesiti referendari all’interno della legge Finanziaria. Rimaniamo pessimisti sull’esito della Commissione sulla caccia di domani perché sappiamo che il referendum è solamente uno dei nodi che divide la maggioranza e non possiamo che censurare il comportamento della stessa che non è sicuramente degno dell’Istituzione che rappresenta.

Monica Cerutti – Consigliere Regionale SEL
http://www.monicacerutti.com/
link all’articolo

 

 

 

 

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18/4 – Ennesima manfrina sulla caccia in regione! – M5S

ENNESIMA MANFRINA SULLA CACCIA IN REGIONE!
Se non si trattasse della spesa di diversi milioni di euro pubblici, ci sarebbe da ridere del disperato tentativo del Partito Democratico che, dopo l’indizione ufficiale della consultazione referendaria – fissata al 3 di giugno – propone in consiglio regionale una mozione per il ritiro delle proposte di legge sulla caccia in discussione in Commissione e l’impegno, da parte del consiglio stesso, a “superare” le richieste del Comitato Referendario con un nuovo testo che le rimetta in discussione.
Ora: il gruppo del PD è stato ampiamente presente alle sedute di Commissione in cui le modifiche alla legge sulla caccia sono state discusse per svariate settimane. Come gruppo consiliare 5 stelle, da verbale delle sedute, abbiamo reiterato più volte la proposta alla Giunta e alla maggioranza, ma anche ai gruppi di minoranza diversamente concordi nella liberalizzazione della caccia, come il Partito Democratico, all’accoglimento sostanziale – come da sentenza della Corte d’Appello di Torino – dei quesiti come unico modo per il superamento della consultazione. Parole al vento!
Non accettiamo dunque che si assuma questa posizione fintamente virtuosa a posteriori, scandalizzandosi per la grossa spesa, che noi tutti conosciamo, senza aver mai voluto accettare le sole e semplici modalità per evitarla!
Per questo la nostra proposta primaria rimane sempre la celere votazione positiva alla proposta di legge da noi sottoscritta – che ricalca le richieste del Comitato referendario – o, in alternativa il voto referendario, con l’impegno formale dei gruppi che doppiamente fruiscono di soldi pubblici (recependo rimborsi elettorali e risorse per le spese di funzionamento) a rinunciare a quote degli stessi fino a copertura dell’intera spesa determinata dalla consultazione referendaria!
All’uopo abbiamo presentato un ordine del giorno (LINK) e non prevediamo l’appoggio di nessun’altra strumentale, ipocrita e tardiva alternativa!

Gruppo consiliare regionale
MoVimento 5 Stelle
http://www.movimentopiemonte.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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18/4 – Stara: subito in Aula il testo della Proposta di legge che recepisce i quesiti referendari

Stara: subito in Aula il testo della Proposta di legge che recepisce i quesiti referendari

Con un Ordine del Giorno Stara lancia ancora un Appello alle forze politiche presenti in Consiglio Regionale affinchè l’Aula approvi in tempo utile una delle Proposte di legge la n. 137 (Buquicchio) o la n. 139 (Lupi) ferme in III^ Commissione che modificano la legge vigente, n. 70 ed accolgono pienamente i quesiti referendari.

Con l’Odg presentato oggi in Consiglio Regionale, il consigliere Andrea Stara, Gruppo Insieme per Bresso vuole fare chiarezza sulla responsabilità di spesa dei 22 milioni di euro per sostenere i costi del referendum. “Sono consapevole che è un ultimo tentativo, quasi fuori tempo massimo”.
Lo fa chiedendo a tutte le forze politiche di compiere un atto di responsabilità e di rispetto verso i contribuenti e la collettività piemontese e, impegna il Presidente del Consiglio Regionale a riservare una corsia preferenziale affinchè uno dei due provvedimenti, n° 137 (Buquicchio) o n° 139 (Lupi), venga richiamato in Aula ed approvato in tempi utili per evitare il referendum.

Entrambi prevedono l’accoglimento di tutti i quesiti referendari nel rispetto della volontà popolare espressa dai firmatari.
“Sono passati mesi in III commissione – ricorda ancora Stara – dove abbiamo chiesto ripetutamente, ma inutilmente, al Presidente della Commissione Vignale e all’assessore Sacchetto di recepire i quesiti referendari nel testo della legge vigente. Ma la lobby dei cacciatori ancora una volta ha avuto la meglio. In Commissione sta andando avanti un testo di legge approvato da Pdl e Lega via via sempre più permissivo sulla caccia”.

Andrea Stara – Gruppo Insieme per Bresso
www.andreastara.it

 

 

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Indetto ufficialmente il Referendum contro la Caccia per il 3 giugno

 

Torino, 9 aprile 2012 – COMUNICATO STAMPA

Indetto ufficialmente il Referendum contro la Caccia per il 3 giugno 2012

Con decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 19 del 4 aprile 2012, pubblicato sul B.U.R della Regione Piemonte del 6 aprile 2012 , è stato ufficialmente indetto REFERENDUM per l’abrogazione parziale di norme che disciplinano le specie cacciabili e l’esercizio della caccia.

SI VOTERA’ DOMENICA 3 GIUGNO 2012
Potranno votare gli elettori iscritti nelle liste elettorali delle circoscrizioni piemontesi.

SI VOTERA’ NELLA SOLA GIORNATA DI DOMENICA (non anche il lunedì)

Il QUESITO è molto lungo, ma UNICO, per cui sarà richiesto agli elettori un solo voto.

Il quesito tocca quattro punti dell’attuale normativa che regola la caccia e in particolare chiede:

  • l’abolizione dalle specie cacciabili di 25 specie selvatiche (17 specie di uccelli e 8 di mammiferi)
  • l’abolizione dai giorni consentiti all’attività venatoria della giornata della domenica;
  • l’abolizione delle deroghe al divieto di caccia sulla neve;
  • l’abolizione della caccia senza limiti di carniere nelle aziende private di caccia

Voterà SI chi desidera limitare l’attività venatoria
Voterà NO chi desidera mantenere l’attuale normativa

Affinché il referendum sia valido sarà necessario
che sia raggiunto il quorum del 50% +1 di votanti.

In caso di vittoria del SI rimarranno cacciabili solo quattro specie selvatiche (cinghiale, fagiano, lepre, minilepre), sarà vietata la caccia la domenica e sulla neve, saranno imposti limiti agli abbattimenti di animali pronta caccia nelle aziende private.
Il referendum non mira ad abolire del tutto la caccia, ma a contenerla entro regole più certe, preservando le specie a rischio di estinzione e riducendo i pericoli per la pubblica incolumità.

Il referendum nazionale sulla caccia del 1990 fu votato proprio nella stessa data, il 3 di giugno 1990 e in quattro regioni del nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli) fu raggiunto il quorum.
I SI furono oltre il 90%.

Questo è di buon auspicio per la campagna referendaria che si sta avviando. In questi anni la sensibilità della popolazione è aumentata e la caccia incontra sempre meno il favore delle giovani generazioni.

COMITATO PER IL REFERENDUM CACCIA IN PIEMONTE

 

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Considerazioni sul Referendum caccia – Nino Boeti

In relazione al referendum sulla caccia, desidero fare qualche considerazione.
Trovo inammissibile il fatto che il Governatore Cota non abbia chiesto al suo assessore, per evitare il referendum e i seguenti 20 milioni di euro che sarebbero utili ai servizi sociali della Regione, di predisporre di un disegno di legge che tenesse conto dei quesiti referendari.
L’Assessore Sacchetto ha invece predisposto un disengo di legge che amplia le specie cacciabili infischiandosene di fatto del pensiero che sembra appartenere alla gran parte della popolazione piemontese, che ritiene che sparare a un leprotto sia una sciocchezza.
Sosterrò, se il referendum si dovesse fare, la tesi che viviamo in un mondo che ha senso soltanto se è in armonia con tutto ciò che ci circonda. Gli alberi, i fiumi, il mare, gli animali che vivono con noi e intorno a noi.
Mi sarebbe piaciuto molte volte, andando in montagna, incontrare una pernice bianca o un gallo forcello, così come è straordinario al mattino, nella casa in cui abito, circondata di alberi, sentire il canto degli uccelli.
Speriamo che il referendum possa essere evitato e se questo non sarà possibile, ci sia la possibilità di vincere.

Nino Boeti
consigliere regionale Partito Democratico

 

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Sono figlio di un cacciatore. E come lui lo fu mio nonno.

Sono figlio di un cacciatore e come lui lo fu mio nonno; per decenni – da non cacciatore – ho giudicato bene gli argomenti di molti cacciatori, in particolare quello in cui mi si diceva che gli allevamenti sono dei lager, mentre la caccia offre una possibilità agli animali di vivere in libertà regalando anche una probabilità di sopravvivenza. Vero.

Poi un giorno persone che vivono in cascine ai limiti del bosco mi hanno raccontato che si sono sentiti sparare a pochi metri, tanto che hanno i segni delle fucilate sui muri.

Poi un giorno che ero nei boschi con i miei cani (da guardia), un guardacaccia mi ha piantato una grana perché “nei boschi con loro non potevo andare in quanto disturbavo la selvaggina”.

Poi un giorno ho trovato dei cartelli su cui c’era scritto che per cinque giorni alla settimana per un mese non si sarebbe potuto entrare nei boschi perché cacciavano i cinghiali.

Poi un giorno ho trovato allucinanti trappole e cani straziati dalle medesime.

Poi un giorno ho visto cartelli boschivi e altri oggetti devastati da rose di fucili da caccia.

Poi un giorno ho sentito sparare come in guerra.

Poi un giorno ho letto quanti incidenti mortali ogni anno provoca questo “sport”.

Poi un giorno ho visto quante belle cartucce di plastica si trovano nei boschi, lasciate da questi amanti della natura.

Poi un giorno ho sentito di leggi che vorrebbero lasciare caccia libera a volatili in via d’estinzione.

Poi un giorno ho sentito parlare di antica tradizione da gente che non ha la più pallida idea di cosa sia la tradizione.

Poi un giorno mi hanno spiegato quanti affari milionari si celino dietro armi e munizioni.

Poi un giorno ho sentito raccontare di cacciatori che non mangiavano nemmeno la loro cacciagione.

Poi un giorno ho sentito raccontare di animali feriti morti dissanguati con la loro prole disperata vicina.

Ma nonostante tutto ciò ho continuato a pensare che gli allevamenti, così come sono ancora concepiti, siano molto peggio e che ad ogni modo noi umani siamo carnivori e che quindi in qualche maniera gli animali vadano sacrificati.

Poi però mi sono chiesto, già che ci reputiamo civili, se non sarebbe forse stato il caso di rivedere il nostro concetto in merito: Gandhi a tal proposito diceva che il livello di civiltà di un popolo si misura da come questo tratta gli animali.

Oggi la caccia non si pratica più per sopravvivenza e questo è un fatto incontestabile, ci dicono invece che la si pratica per sport o perché i cacciatori sarebbero amanti della natura: ingenuamente mi chiedo allora, già che sopravvivenza non è più e che per il resto potrebbero fare la stessa cosa senza fucili, se non si potrebbe perciò abolire senza alcun problema. Ma temo non la raccontino giusta e che forse dietro all’amore per la natura e dello sport credo si celino altre faccende: sarebbe perciò interessante sapere quali siano, rispondano perciò i cacciatori già che fino ad ora le motivazioni da loro fornite non
convincono affatto.

Lodovico Ellena


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Dal punto di vista etico è diverso: basta fucili.

Lettera tratta da L’EDITORIALE DEI LETTORI – LA STAMPA 13/03/2012 (link all’articolo)

TEORIA ED ETICA

LODOVICO BENSO*

Da un punto di vista teorico sono d’accordo con l’editoriale del lettore di sabato scorso, nel quale vengono omologate, in termini di uccisione di animali, la caccia, la pesca e l’allevamento di carne per consumo. Non lo sono dal punto di vista etico né da quello pratico. Eticamente è molto diverso uccidere per divertimento con la crudeltà dell’inseguimento e del terrore da parte dell’animale, che inizialmente resta ferito, dall’uccidere in modo «asettico» e il più possibile indolore, ammesso che si faccia così. In termini pratici non c’è ragione di non salvarne qualcuno, se non se ne può salvare la maggior parte. E’ un’ottica di piccoli passi ma, se non si comincia, non si va avanti verso la Civiltà. Si abolisca, quindi, la caccia.

Certo si tratta di problematiche complesse, che coinvolgono diverse esigenze e punti di vista. Che dire degli animali così detti nocivi, per esempio i topi? Le pratiche di derattizzazione mi disgustano, ma non possiamo, anche per ragioni di salute, lasciarci invadere da questi prolificissimi animaletti. E le zanzare? E i serpenti velenosi? Ma non bisogna cadere in terribili e stupidi equivoci come quello che ha portato alla quasi scomparsa del lupo: e neppure uccidere per profitto, come nel caso di avorio, pellicce, cibi pregiati. Un altro errore buonistico è quello di affidarsi alla «natura» o, peggio, «madre natura». Deve essere ben chiaro che la natura è un sistema indifferente che privilegia le specie più adatte alla sopravvivenza in un dato contesto e non vi è, in essa, bontà o cattiveria. Caratteristica dell’uomo, nel bene o nel male, è quella di poter andare oltre questo sistema.

Si pone per ultima la questione del livello di autocoscienza presente in ogni essere vivente. Essa sembrerebbe molto superiore in un cane che in un’ameba, ma non ne sappiamo niente. Certo sterminare i randagi a bastonate come in Ucraina per fare «pulizia» prima dei campionati del mondo di calcio dovrebbe essere ragione sufficiente per affidarli a un’altra nazione.

* medico, 70 anni, Torino

 

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Caccia: perché il referendum – LA STAMPA 17/3/2012

Volentieri rispondiamo al pensionato di Bra che chiede spiegazioni circa il Referendum sulla caccia nell’Editoriale dei lettori di sabato 10 marzo su La Stampa. Il lettore ha ragione quando dice che caccia e pesca vanno regolamentate: il Referendum del prossimo giugno ha infatti lo scopo di regolamentare l’attività venatoria in modo da adeguarla alla situazione ambientale e sociale dei nostri giorni.
Chi pratica la caccia oggi non lo fa con lo scopo di procurarsi cibo, ma pratica un hobby, segue una sua «passione», come tanti cacciatori amanodire. La caccia è quindi un’attività non necessaria, che però può avere, ed ha, conseguenze negative. Ricordiamo che ogni stagione venatoria miete numerose vittime tra gli stessi cacciatori, ma anche tra cittadini che possono essere colpiti trovandosi nei pressi di un cacciatore che spara: la stagione venatoria appena conclusa ha contato 86 vittime di cui 11 decedute. Tra le richieste referendarie, quella di vietare la caccia alla domenica ha l’obiettivo di ridurre il rischio di incidenti per escursionisti, cercatori di funghi, ecc.

Consideriamo poi l’impatto della caccia verso i diretti «interessati», e cioè gli animali. Tante specie sono alla pura sopravvivenza a causa dei vari usi del nostro territorio oltre che della caccia, e pare tutt’altro che logico eliminare e per divertimento gli ultimi sopravvissuti. Questo è il caso delle specie tipiche della zona alpina che consistono ormai in poche decine di esemplarie che questo Referendum vuole tutelare.
Il paragone con la pesca è più appropriato, essendo attività del tempo libero e che può fare danni ai corsi d’acqua (eccesso di prelievo, ripopolamenti inopportuni), ma che non miete vittime umane ed è stata recentemente regolamentata (Legge Reg. 37 del 2006) per renderla più sostenibile.

Infine, seppure molti anche tra i promotori siano convinti che alla base delle attività citate (pesca, caccia, allevamento) ci sia la stessa concezione degli animali da sfruttare ed uccidere, e non la condividano, ricordiamo che è già stata coniata la parola «benaltrismo» per definire l’atteggiamento di chi dice che bisognerebbe cambiare tutto in modo da…non cambiare niente.

Rossana Vallino
Comitato Promotore del Referendum Caccia

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Ambientalisti e animalisti a Cota: “Approvare subito la soluzione legislativa e risparmiare gli oltre 20 milioni necessari per celebrare il referendum”

ITALIA NOSTRA – LAC – LAV – LEGAMBIENTE – LIPU – PRONATURA – WWF

REFERENDUM CACCIA in PIEMONTE

“Dopo che anche i cacciatori e gli armieri hanno formalmente chiesto al presidente Cota e a tutti i partiti presenti in Consiglio regionale, a partire dalla maggioranza, un sussulto di responsabilità nel trovare velocemente una soluzione legislativa anziché spendere oltre 20 milioni di euro per il referendum, non c’è più giustificazione per affrontare questa ingente spesa che altrimenti sarebbe attribuita al Presidente Cota e alla sua Giunta, incapaci di scrivere poche righe di legge”.

Lo dichiarano le associazioni ITALIA NOSTRA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU, PRONATURA e WWF, promotrici del referendum che mira ad assicurare maggiori tutele agli animali selvatici e una limitazione della caccia in Piemonte.

“Di fronte alla legittima aspettativa di chi ha raccolto le firme e atteso 25 anni per veder riconosciuto il diritto al voto, ma anche al difficilissimo momento economico in cui versa tutto il Paese, inclusa la regione Piemonte, sarebbe ovvio, quasi elementare, che istituzioni responsabili trovino la soluzione legislativa che raccolga le istanze referendarie, evitando un ingente impegno economico”.

“Basterebbero pochissime cose di buon senso, come ad esempio salvaguardare le specie minacciate e la previsione della domenica priva di pericoli per tutti, per dare risposta alle richieste referendarie. Ad oggi, tuttavia, nessuno tra i massimi rappresentanti della regione pare avere il buon senso di agire. E’ insipienza o malafede?”.

Siamo certi – conclude la nota di ITALIA NOSTRA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU, PRONATURA e WWF- che in assenza di una soluzione legislativa, e se Cota e la sua Giunta arrivassero a far spendere oltre 20 milioni di euro dei piemontesi, i cittadini andrebbero a votare in massaper profondo senso di responsabilità, per dire la loro sulla tutela della natura e la sicurezza pubblica – ma anche per dotare la Regione di una legge che se davvero non riescono a scrivere adesso, possano almeno copiare dai quesiti referendari”.

Comunicato stampa – Roma, 7 marzo 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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