Storia del referendum

Nella primavera-estate del 1987 vengono raccolte circa 60.000 firme in calce alla richiesta di unreferendum regionale che chiede l’abrogazione di alcuni articoli della L.R. 60/79, la normativaallora vigente in materia di caccia.
Nel 1988 la Regione Piemonte (d’ora in avanti “Regione”) dichiara la richiesta ammissibile, ma,subito dopo, vara una nuova normativa, la L.R. 22/1988, e, conseguentemente, dichiara, con DPGRn. 3258/1988, la cessazione delle operazioni referendarie, essendo mutata la norma oggetto diconsultazione. Da notare che la nuova legge recepisce solo in piccola parte le richieste del quesitoreferendario (ad esempio le specie cacciabili sono ancora 29, a fronte delle 4 previste dal quesito).
Il Comitato promotore (d’ora in avanti “Comitato”) impugna il provvedimento davanti al TARPiemonte, ma questo si definiva incompetente, vertendo l’oggetto della domanda sulla lesione di undiritto soggettivo, ed essendo pertanto competente il giudice ordinario.
Il Comitato iniziava pertanto una battaglia legale che transita attraverso tre gradi di giudizio davantial Giudice ordinario e che dura dal 1999 al 2002. Il Tribunale di Torino rigetta la domanda delComitato. La Corte d’Appello di Torino, invece, in riforma del primo grado, annulla il DPGR inquanto non era stata prevista una comparazione tra la nuova legge e quella precedente: pertantonon era stato possibile valutare se le istanze dei promotori fossero state accolte o meno. La Corte diCassazione rigetta il ricorso della Regione e, pertanto, confermava il disposto della pronuncia dellaCorte d’Appello.
La Regione, allora, nomina una Commissione, presieduta dal Prof. Sergio Vinciguerra, affinchévaluti se la nuova disciplina aveva o meno recepito le istanze referendarie. Questa concludeva i suoilavori con esito positivo.
Con conseguente DPGR n. 89/2002, la Regione dichiara nuovamente l’annullamento delleoperazioni referendarie.
Il Comitato allora ricorre al TAR Piemonte con due distinti ricorsi, uno con cui chiede il giudiziod’ottemperanza sulla decisione della Corte d’Appello, e l’altro con cui chiede l’annullamentodel DPGR 89/2002. Le domande vengono ambedue respinte, la prima in quanto inammissibileper cessazione della materia del contendere, la seconda per difetto di giurisdizione, trattandosi dimateria di competenza del giudice ordinario. La prima sentenza viene ricorsa in Consiglio di Stato,che conferma però la sentenza del TAR. Piemonte.
Nel 2006 il Comitato iniziava la causa davanti al Tribunale di Torino per ottenere l’annullamentodel DPGR n. 89/2002.
Il 5 settembre 2008, con sentenza n. 6156, il Tribunale di Torino, Prima Sezione Civile (giudicePaola Ferrero) accoglie le istanze dei promotori il referendum e riconosce il loro pieno diritto allaprosecuzione del processo referendario.
Il 29 dicembre 2010, con sentenza n. 1986, La Corte d’Appello di Torino respinge il ricorsopresentato dalla Regione Piemonte contro la sentenza di primo grado e ribadisce la legittimità dellarichiesta referendaria.

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